Richiamo al buon senso

giugno 25, 2010 da Redazione  
Capitolo Gong, Gong - Articolo quotidiano

BUON SENSO IN TUTTI I SENSI 2

“ Dopo gli ultimi insulti contro i napoletani, i leghisti non sono più graditi in questo locale” –  Firmato: “La direzione”. E’ il cartello affisso  sulle vetrine di alcuni negozi di Napoli, dopo l’ultimo raduno della lega Nord a Pontida, dove sono stati cantati a squarciagola veri cori da stadio contro la cittadinanza partenopea.

Diversi gli esercizi che hanno aderito all’iniziativa, da «Napolimania» di Enrico Durazzo alla pizzeria «Sorbillo» a via dei Tribunali. “Siamo stanchi di subire cori contro i napoletani – ha spiegato  uno dei promotori, il coordinatore campano dei Verdi Francesco Emilio Borrelli -. Gli insulti e le volgarità dei leghisti non ci fanno più ridere”.

Per quanto provocatoria ed estremizzata l’idea della “serrata” antileghista non è da prendere sottogamba. E’ il sintomo di un malessere diffuso, che, dal Nord al Sud, assume varie forme, individuando “nemici” veri o presunti contro cui scagliarsi: i  “napoletani” al Nord, i “polentoni-leghisti” al Sud, con in mezzo il “potere romano”, causa di tutti i mali.

Circola  un video con il Ministro Calderoli gongolante all’idea dell’Italia che – testuale – “si rompe da sola”.

Per quanto strumentale il gioco rischia di essere pericoloso. Soprattutto oggi che, di fronte alla crisi internazionale, è sulla tenuta – passateci il termine “militare” – del “fronte interno”, che si può sperare di rispondere all’emergenza, un’emergenza – sia chiaro – che tocca indifferentemente tutta l’Italia e rispetto alla quale tutti, ai vari livelli, devono assumersi le proprie responsabilità.

Certe “scorciatoie” leghiste appaiono francamente infantili, allo stesso modo delle “serrate” napoletane.

Ai primi bisognerebbe ricordare il ruolo avuto da tanti “terroni” nella crescita industriale del Nord. Ai secondi di guardare ai “nemici” interni al Meridione: i politici corrotti ed incapaci, i camorristi ed i mafiosi, la burocrazia parassitaria.

Sia chiaro: non è nostra intenzione  impartire lezioni a nessuno. Se proprio non vogliamo parlare di “patriottismo” almeno cerchiamo di fare vincere  un po’ di  buon senso.  Dai vertici dei partiti al “Paese reale”. Dal Nord al Sud. Ne va del futuro di tutti.

MARIO BOZZI SENTIERI


Zeuggia bloody zeuggia

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Mentre a Londra il Primo Ministro – conservatore! – nel commentare i risultati dell’inchiesta sui fatti accaduti il 30 gennaio ‘72 a Derry si esprime con queste parole: ‹‹ciò che è successo il giorno di Bloody Sunday è stato ingiusto e ingiustificabile. È stato sbagliato», dalle nostre parti si sprecano le rievocazioni nostalgiche di giovedì 30 giugno ’60, da parte dei principali esponenti delle nostre istituzioni, tutte di sinistra!

Il Premier Cameron non si abbassa a contare i morti dell’una o dell’altra parte, non adduce a giustificazione il clima di violenza in cui operavano i militari, né atteggiamenti asseritamente ostili o apertamente provocatori eventualmente posti in essere dai dimostranti.

Il suo giudizio è tranciante: «I civili uccisi morirono a causa di una sparatoria ingiustificata».

I campioni dell’ordine democratico nostrani, al contrario, esprimono tutto il loro rammarico perché oggi quello spirito si è perso, nessuno scende più in piazza a manifestare e non cade più nessun governo (peraltro democraticamente eletto) a seguito di pacifica sollevazione popolare… salvo poi indignarsi e apostrofare come “squadristi” dei cittadini che si permettono di contestare il sindaco sull’ubicazione di un edificio di culto.

E che dire di quell’altro paladino della Costituzione che addirittura si trastulla con l’idea di ‹‹far saltare il Palazzo››!

Chissà come reagirebbero tutti costoro se i genovesi ritrovassero “quel senso di indignazione, quella voglia di rivolta di popolo capace di far cadere un governo” invocati dal presidente Repetto e lo riversassero proprio contro Comune, Provincia e Regione, stanchi del loro governare inefficace, inefficiente e scialacquatore!

E’ possibile che non si possa guardare in faccia la realtà senza lo specchio deformante dell’ideologia? Ma poi, le ideologie non erano morte?

E’ giusto ricordare quei giorni, ma è altrettanto doveroso condannare la violenza, da qualunque parte provenga, senza mascherarla, quando fa comodo, da orgoglio operaio.

Di certo non mi aspetto di sentir intonare Zêuggia Bloody Zêuggia dai nostri ”leaders”, ma, se è rimasto loro almeno un briciolo di onestà intellettuale, devono fare un bell’esame di coscienza (caposaldo della dottrina cattolica!!) e pronunciare finalmente parole di biasimo e censura all’altezza di quelle pronunciate dal Capo del Governo britannico.

Da ultimo, contrariamente a quanto rimarcato nell’ottimo articolo di Pistacchi del 17 giugno scorso, non mi rammarico né mi scandalizzo più di tanto per i 20 mila euro devoluti alla CGIL per le celebrazioni del caso, tutto sommato lo ritengo il male minore: sarebbero comunque finiti a finanziare qualche iniziativa pseudo culturale dell’ ARCI o del Centro Sociale di turno…

Giuseppe ROTUNNO

Capogruppo PDL – Provincia di Genova


La colonizzazione dell’Europa – 2a parte

giugno 19, 2010 da Redazione  
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In questa prospettiva, la nozione di “razza” rischia di esplodere o implodere, a scelta dei manipolatori. Di fatto, il robot biotronico X-27 della ditta Typhoon, commercializzato nel 2037, di che razza è? Bianco, negro, asiatico? No. E’ della razza X-27? E’ un “uomo”? No, vi dico. Che cos’è, chi è, allora? Non si sa (3). Ciò che si sa, è che, come aveva predetto Michel Foucault, la tendenza umanista è destinata a sprofondare, e la nozione stessa di “uomo” a relativizzarsi. Questo sconvolgimento sarà un maëlstrom, a fronte del quale la rivoluzione neolitica e la rivoluzione industriale saranno stati un ballo di campagna e la Rivoluzione francese un non-evento.

Per la prima volta nella storia umana, il “discorso” corrente, che sia filosofico, metafisico o epistemologico, non avrà più facili spiegazioni per rendere conto dei fatti o per nominarli (4).

Di fronte a questa sfida, che tocca l’ordine fondamentale del vivente, che il mito greco di Prometeo aveva prefigurato, come Goethe, nella sua allegoria del Faust (5), tutte le filosofie, tutte le metafisiche contemporanee crollano. L’uomo si automodifica. Si erge in rimpiazzo di Dio, signore della creazione e ordinatore dell’universo. Martin Heidegger, anch’egli, nel suo testo Die Frage über die Technik (6), aveva previsto che la tecnica sarebbe diventata una vera “penetrazione del mondo” ed insegnava che l’uomo, e in particolare la civiltà “greco-europea” che ha dato luogo a questa tecnoscienza, poteva essere qualificata con il concetto presocratico di to deinótatos, “ciò che c’è di più arrischiato”. L’allegoria ebraica del Golem, questo pupazzo che prende vita e diventa pazzo, costituisce da parte sua una rimarchevole “denuncia anticipata” di quello che ci sta per succedere. Questa allegoria mira a mettere l’uomo in guardia a “non cercare di imitare Dio”, sostituendosi a lui come libero creatore di materia vivente (7).

In effetti, la teologia ebraica, cristiana e musulmana, partono dal principio che il mondo è “creato” e separano radicalmente, all’inverso del “panteismo” pagano, il sacro e il profano. L’uomo, la cui attività terrena, il lavoro, s’apparenta al profano, non può in alcun caso sostituirsi all’atto creatore divino, né modificare la natura, opera di Dio e unica vera “creazione”. Per il giudeocristianesimo l’uomo la natura può certo dominarla e utilizzarla come inquilino, ma certamente non creare – come va a fare l’ingegneria genetica – un’altra natura, una meta-natura a partire dalla natura originale. Nella concezione giudeocristiana, le manipolazioni genetiche consistono semplicemente nel ripetere – in forma più grave – il peccato originale di Adamo (8): appropriarsi della conoscenza divina al fine di competere con Dio stesso, e tramite ciò negarne l’”esistenza”. E’ commettere il peggiore dei peccati, quello d’orgoglio, porre in essere una vera e propria “OPA ostile su Dio”.

Il prevedibile scatenamento delle biotecnologie non potrà certo essere arrestato a livello planetaria da qualche “comitato di bioetica”. E’ perciò vano opporvisi (9).

Le biotecnologie a venire, addizionate alla centuplicazione della potenza di calcolo degli elaboratori, finiranno ugualmente per polverizzare tutte le nostre categorie etiche. L’antropocentrismo – prodotto dal teocentrismo – delle visioni del mondo monoteiste non avrà più ragione d’essere. Come ha ben visto Baudrillard, la genetica e l’informatica sbullonano ugualmente il naturalismo e la nozione stessa di natura, poiché a lato di quest’ultima appaiono una natura virtuale (informatica) e una meta-natura (biologica) che d’altronde potranno secondo i casi fondersi.

Tutta la nostra percezione del reale, ereditata dal cristianesimo e dall’aristotelismo, sta per esserne sconvolta. Le “marionette” della caverna di Platone non saranno più delle illusioni, dei sogni risvegliati (phantasma), ma accederanno allo status di presenze, di para-realtà.

In compenso, questo avvenimento, questo scatenamento della bioinformatica, è consonante con le concezioni del mondo dei paganesimi più arcaici, come ho già tentato di mostrare nel mio saggio L’archeofuturismo. In queste concezioni, l’uomo è già posto come divino. Dio è dappertutto e da nessuna parte. Solo esiste il mondo, e il mondo è sacro. Il cosmo non è mai stato creato da un essere supremo, è increato, è esso stesso supremo. Poiché non esiste una sfera “profana” in senso cristiano, non possono esistere “profanatori” e “profanazioni” nel senso moderno della parola. Nello sciamanismo del primo uomo, l’uomo venera gli animali e si traforma per magia in lupo, in serpente, in creature mitiche (10). L’uomo non è consustanzialmente diverso dal regno animale e vegetale, come lo è nell’agostinismo e in generale nel giudeocristianesimo.

Per dirla altrimenti, la biologia a venire introduce il ritorno della magia (11). La manipolazione magica del vivente, la sua “meta-morfosi”, non era considerata come perversa nell’antichità pagana dell’India, dei paesi celtici o della Grecia orfica. La bioinformatica reintroduce la sensibilità magica e collide frontalmente con la visione naturalista e umanista, teo-antropocentrica e razionale del mondo.

Incredibile paradosso: è la conseguenza tecnoscientifica della repressione monoteista, materialista e razionalista dell’anima europea che, duemila anni dopo, contribuisce a ristabilire la visione magica del mondo. Il Golem si ribella, come nella favola ebraica, al suo creatore…

In Germania, paese di tutti i tabù ideologici, un filosofo, Peter Sloterdijk, ha fatto scandalo posizionandosi come “post-umanista” dopo una conferenza sulle biotecnologie a Elmau. Il quotidiano Der Spiegel, per criticarlo, ha pubblicato in prima pagina un articolo intitolato “Un progetto genetico: il Superuomo”, corredato da foto di statue di Arno Breker, uno dei maggiori scultori del Terzo Reich (12). Di fatto, per Sloterdijk, che non osa per altro andare sino in fondo, l’umanismo ha fallito nel tentativo di costruire una modernità appagante; le biotecnologie, tra l’altro, potrebbero dunque «andare verso una riforma delle qualità della specie». Il filosofo non esita a parlare di «una tecnologia antropologica, ivi compresa una pianificazione esplicita delle caratteristiche umane».

Riprendendo le tesi eugeniste di Carrel e di Rostand, che parlavano allora nel vuoto non esistendo alla loro epoca le tecnologie del genoma, Sloterdijk si domanda «se tutta la specie umana non sta per passare da un fatalismo della nascita ad una nascita scelta e una selezione prenatale». Tutta la specie umana, ne dubito, ma perché non una parte di essa?

Per lui, le biotecnologie permetteranno «nuove possibilità di ottimizzazione e di selezione della specie», ben più efficaci che le immemoriali pratiche sociali al riguardo (matrimonio, educazione, caste, classi, etc.). L’indignazione dei media tedeschi riposa evidentemente sul fatto che questa rimessa in questione dell’umanismo rinvia alla concezione nazionalsocialista e soprattutto che il Terzo Reich praticava l’eugenismo – come del resto gli americani e gli scandinavi nella stessa epoca. Ma dimentica che l’eugenismo nazionalsocialista non si basava che sulle vecchie tecniche dei matrimoni preferenziali e della selezione fenotipica dei genitori, pratica corrente in innumerevoli famiglie indiane ed asiatiche 13. Ma qui si tratta di ben altro. Le biotecnologie permetteranno un eugenismo che non si baserà più sulla lenta selezione famigliare ma sarà endogeno e immediato. In una sola generazione, sarà possibile modificare il patrimonio genetico di un’intero lignaggio, attraverso una tecnica di “attacco diretto” del genoma.

Peter Sloterdijk scorna in effetti i benpensanti del politically correct, quando, in un intervista al periodico Focus, si domanda se il momento non è venuto «di combattere la lotta dei grandi allevatori di uomini contro i piccoli allevatori di uomini (i “preti” e i “cattivi maestri” di Nietzsche), che è la lotta degli umanisti e dei sovrumanisti, la lotta degli amici dell’uomo e degli amici del superuomo» (continua)

Guillaume Faye


Il Battisti decollato

novembre 19, 2009 da admin  
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Amen. 5 a 4 e palla al centro. Con gergo calcistico, ieri sera i telegiornali hanno annunciato che i giudici brasiliani si sono dichiarati favorevoli all’estradizione del famigerato Cesare Battisti, il killer istrione e vagabondo degli anni di piombo, il giallista frufru degli intellettuali appartenenti alla sinistra parigina anni 2000. L’uomo dal sorriso beffardo stampato sul volto, a sbeffeggiare le vittime delle sue follie rivoluzionarie comuniste, se ne tornerà nel bel paese, dove la galera lo aspetta. Gli alti magistrati brazileiri hanno riconosciuto che Battisti è estradabile perché ha commesso anche reati comuni, non solo politici. Un escamotage destinato a mettere a tacere le violente polemiche che hanno caratterizzato la querelle fra il paese sudamericano e l’Italia. Ora spetta al presidente (socialista) Lula siglare l’autorizzazione definitiva. E Lula firmerà,  perchè un suo veto significherebbe sfidare l’Italia, fra i primi partner commerciali del gigante verde oro.  Ma quel che più conta è la breccia culturale che si è aperta: gli ex terroristi rossi non godono più dell’immunità de facto che le complicità di ampi settori dell’internazionale neocomunista aveva garantito loro. Il diritto finalmente vince e i colpevoli, a prescindere dal colore, vengono assicurati alla giustizia. Ci sono altri personaggi ancora liberi, sopratutto in Francia. Ma d’ora in avanti nessuno  consentirà più loro di sfuggire alle  responsabilità. Il Battisti decollato, suo malgrado, diventa simbolo di un coito culturale, un capovolgimento sine ius che afferma nuovamente la legge. Piangete o sinistri, la rivoluzione continua.

MAURIZIO GREGORINI


Vedi Fini e poi muori

novembre 18, 2009 da admin  
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Ce lo siamo cuccati in tutte le salse. Abbiamo letto il suo libro “Il futuro della libertà”, siamo andati ad ascoltarlo live al Porto Antico di Genova, non ci siamo persi un passo della sua Fondazione Fare Futuro, lo abbiamo seguito come segugi spelacchiati in televisione, sul web e sui quotidiani. Possiamo dunque sentirci autorizzati ad esprimere le nostre fulgide impressioni di pennaioli di provincia. Gianfranco Fini è ormai convinto che Berlusconi sia alla frutta e agisce di conseguenza mettendo paletti, preparando terreni incolti, agitando le acque nel torbido.  In realtà, il Gianfra nazionale non ha intenzione di scavare la fossa al televisionario di Arcore; semplicemente odora l’aria, è cosciente che ancora per un pò dovrà sorbirselo per non lasciare il campo alla sinistra, di doverlo al fondo sopportare e supportare. Ma vuole essere lui il caudillo del domani, volenti o nolenti che siano i suoi avversari politici di oggi. La sua è una straegia molto rischiosa: il centrodestra potrebbe implodere andando al voto anticipato e l’elettorato incerto vagolerebbe nella delusione. D’altro canto le esternazioni e gli sconfinamenti finiani nella terra dei sarkozi e degli aznari hanno portato fuoco e fiamme nella cascina del Presidente della Camera. Troppo ondivaghi, troppo à la page per il grezzo popolo destro. Lecito domandarsi: Ha ancora un elettorato Gianfranco? Sicuramente può vantare molti appoggi istituzionali; un piccolo esercito, che, se scatenato, può ottenere vittorie parlamentari importanti. Ma fuori, tra i vecchi elettori di AN che lottano tutti i giorni contro la delinquenza extracomunitaria? Tra i cattolici ferventi del meridione d’Italia?  Fra i rampanti rabbiosi con la partita Iva, di stretta fede imprenditoriale? L’unica certezza visibile al momento sono i danni arrecati al PDL e al governo in carica dalla strategia finiana. Disgregazione, l’ha chiamata il Foglio.  Deflagrazione renderebbe meglio l’idea. Ovulazione fuori tempo, la chiamiamo noi: del partito che verrà. “Vedi Fini e poi muori”, deve aver cantato Apicella al Berlusca, dopo l’incontro con l’ex conducator di AN di alcuni giorni fa.

Maurizio Gregorini


Nasce il Culturista!

novembre 9, 2009 da Maurizio Gregorini  
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CulturistaNasce, cresce,  s’intestardisce e gioisce oggi il Culturista, la prima rivista on-line ligure dedicata alla cultura nell’accezione più ampia del termine: cultura come mentalità, come formazione del pensiero, come speculazione intellettuale. Ideato dalle pervertite menti di Maurizio Gregorini (dir. generale) e Mario Bozzi Sentieri (dir. responsabile) dell’associazione Merito (proprietaria della testata – www.meritoitalia.org), il Culturista è e sarà apertissimo a tutte le innovazioni, alle proposte e alle iniziative che incidono sulla forma mentis delle persone. Ci occuperemo dunque di cultura economica, arte, cultura politica, filosofia, letteratura, tecnologie, scienza, musica, comunicazione, cultura dell’accoglienza e chi più ne ha più ne metta.Abbiamo scelto la metafora sportiva proprio perché intendiamo costruire una vera e propria palestra delle idee, lontana dalle solite lamentazioni, totalmente libera e non omologabile. Allo scopo, un taglio fortemente ironico contraddistinguerà alcuni articoli e lascerà filtrare un approccio alla conoscenza moderno e originale. Dal punto di vista del fruitore Il Culturista è strutturato come un grande blog; i lettori potranno infatti contribuire alla stesura della rivista apponendo i loro commenti sotto il pezzo prescelto. Potranno anche iscriversi per ricevere automaticamente gli avvisi degli aggiornamenti alla rivista. Lo staff è composto da una trentina  di articolisti almeno, che tormenteranno i vostri sonni senza pausa; ci affiancheranno nell’avventura il provider Zena Zone e la concessionaria Innovazione Italiana. Un grazie speciale va alla Consulta delle associazioni culturali per il sostegno e il contributo di idee. Buona lettura e…aprite le sinapsi, liberate i neuroni; Il Culturista è on-line!