La maleducazione come fenomeno di massa

Dedicato alla maleducazione quale fenomeno di massa. No, qui non c’entra Almodovar e la sua Mala Educaciòn. Purtroppo mai come nella stagione estiva emergono vizi, stravizi e pessime abitudini imperanti della nostra società.
Stendo l’asciugamano al sole, sulla spiaggia, e zac! …ecco la famigliola chiassosa e ineducata che si appiccica proprio a pochissima distanza dal mio telo. Rispettare i famosi “sei gradi di separazione” no, eh?
Non solo. La vicina d’ ombrellone parla a voce così alta al suo cellulare, che mi tocca sopportare i suoi consigli rivolti alla sorella afflitta da forte dissenteria: “Mi raccomando, fermenti lattici, ma non la solita Enterogermina che non fa niente…”. Così vengo a sapere quante sono le “sedute di gabinetto” di su’ sorella.
Due fidanzatini guardano la luna e il mare su uno scoglio, scambiandosi effusioni. Carini, penso. Ma ecco che dopo essersi scolati due birrette lasciano i vuoti e i bicchieri lì, sulla scogliera e se ne vanno via, incuranti.
Passa una signora col sacchetto della “rumenta” (come la chiamiamo in Liguria). Ma invece di portarla al cassonetto, che ritiene essere troppo lontano per le sue esigenze, preferisce piazzarlo dentro i piccoli cestini per la carta delle merendine o degli stecchini del gelato posti sul lungomare: c’est plus facile!
Ce n’è una serie così lunga di scostumatezze di massa da subire quotidianamente, che ci sentiamo perfino intimiditi e impotenti nel farle rilevare. Non parliamo degli schiamazzi notturni che si protraggono oltre l’una. E d’accordo che l’estate ha le sue esigenze, ma le risse dovute a sbronze etiliche, le movide non stop, le spiaggiate con bonghi e tamburi rullanti fino all’alba, non le vuole sopportare nessuno nelle vicinanze di dove alloggia.
In molti litorali italiani hanno disposto barriere fatte con galleggianti di plastica per proteggere il sacrosanto diritto dei bagnanti di avere uno specchio d’acqua a propria disposizione, preservandoli dall’invadenza dei natanti. La Guardia Costiera passa e di tanto in tanto e multa qualche rozzo marinaio d’acqua dolce, per educarne cento. Ma in numerose località marine le imbarcazioni non in regola, sono talmente numerose che bisognerebbe multarne cento per educarne mille.
Così, regolarmente i bagnanti si ritrovano a dover nuotare tra tappeti di barche di grosso cabotaggio, spuma di detersivi con i quali vengono lavate, residui oleosi di idrocarburi nonché avanzi alimentari come scorze di anguria, quando va bene.
“E la chiamano estate”, cantava elegantemente Bruno Martino.
“Voglio un’estate maleducata, di quelle che non dormono mai”, risponde Vasco Rossi . Due a zero per il coatto Blasco.
Vipera Gentile 
Polpi e vuvuzelas


E’ finita per fortuna. E’ finito col rumore assordante e persistente delle vuvuzelas simili a sciami di calabroni impazziti, il mondiale 2010. Ma soprattutto è finito il tormentone del polpo Paul o Pàul pronunciato alla tedesca. O Paolo-Paolino, perché alla fine è stato rivendicato da una pescatrice nella nostra isola d’Elba.
In un mondo che non crede più a niente si è disposti per disperazione a credere a tutto. Perfino al polpo Tiresia. Cosa divini o Polpo delle mie brame? Il cefalopode le ha azzeccate per ben otto volte. Ha predetto che la Germania avrebbe dovuto accontentarsi di un terzo posto, che la Spagna avrebbe vinto il mondiale, come poi è successo… E non che ci fosse – chessò - un etologo, un Danilo Mainardi qualunque, in grado di spiegarci come mai che la tentacolare creatura possedesse tutte queste doti divinatorie. Forse un antropologo potrebbe illuminarci sul fatto che l’oracolo di Delfi era un delfino sotto le cui sembianze si nascondeva il dio Apollo, per cui le divinità odierne potrebbero nascondersi sotto le spoglie di un polpo.
Polpo e vuvuzelas sono stati in realtà i veri protagonisti di questo mondiale e i pubblicitari che le studiano tutte, sanno che alla fine non basta più né il calcio giocato né quello parlato dei talk show sportivi, né le polemiche su quanto fosse malmostoso Domenech o sulla boria di Blatter, il capo della FIFA che ha impedito all’Italia, squadra vincitrice dell’ultimo mondiale 2006 di passare il testimone preferendole un giocatore africano, nel nome del più becero e terzomondista correttismo politico. No, non sarebbero bastate.
Ci volevano dei valori aggiunti ed eccoli: la Polp Fiction e la Vuvuzela music. La “Blatta” della Fifa non è stata schiacciata come molti si sarebbero augurati. Non è venuto a porgerci la coppa nel mondiale del 2006 quando ci fu la testata di Zizou contro il nostro Materazzi. Voleva la Francia ad ogni costo e non ci riconobbe vincitori. Quest’anno ci ha impedito di passare il testimone in Sud Africa e ora raccoglie pure gli allori del Mondiale 2010, dei network, dell’enorme cassa di risonanza planetaria ottenuta. Il polpo e le moleste vuvuzelas, ovvero i “valori aggiunti”, hanno fatto la loro parte per rimettere alla testa il solito arrogante Blatter uber alles!
Sinceramente a tutto ciò, preferisco il polpo alla genovese con patate e prezzemolo e il frinìo delle cicale dell’oziosa canicola estiva.
Vipera Gentile 
Inestetismi alla riscossa


Mai come in quest’epoca dove sembra che il culto del corpo e dell’aspetto esteriore siano le preoccupazioni principali delle donne e degli uomini, abbiamo invece ottenuto, quale risultato paradossale, l’inestetismo al potere. E mai come d’estate dove i classici tipi da spiaggia imperversano oltre che sui litorali della Penisola, al bar, al ristorante e nei luoghi pubblici, si fa esibizione di pessimo gusto, quasi fino a trarne un vanto, un’intima soddisfazione.
C’è il tipo ipertatuato che ha trasferito un’intera carta geografica sul suo corpo, ma poi si mette al sole con una pomata biancastra nel timore che i raggi solari cancellino i suoi capolavori artistici. C’è il pluriorecchinato e plurianellato con crapa pelata modello Mastro Lindo che mostra anelli luccicanti al naso, sui lobi degli orecchi e sull’ombelico che fuoriesce da un bermuda rigorosamente calante.
C’è il santone della religione Rasta con un fienile in testa o con trecce al crine di cavallo che sfida i 35 gradi all’ombra. Non c’è un antipulci anche per lui? No, sono in vendita solo per cani da salotto.
C’è la miss dal filo interdentale (tanga e perizomi succinti) tra le grevi chiappe crivellate dalla cellulite che si crede una Naomi Campbell, ma che invece ricorda un lottatore di Sumo giapponese.
Ora poi esistono strani bikini con lo slip fatto a T maiuscola nella parte posteriore, i quali, invece di poggiare sulla zona sacrale-lombare, scendono fino a metà natiche in modo da creare una specie di sedere dimezzato. Così anche chi ha un posteriore normale, finisce per sembrare una povera ”sculata” col sedere così basso, che quasi spazza via la sabbia della spiaggia.
Ma la cosa più sorprendente sono le donne incinte che manifestano il diritto a mostrare il loro enorme panzerock dell’ultimo mese in bikini succintissimi e se ne stanno lì, ad arrostire al sole come purscel in barbecue. Della serie, la panza è mia e me la gestisco io. Oltre, beninteso, all’utero in affitto. Come sembrano lontane quelle graziose mammine in attesa che indossavano pudicamente un bel prendisole col volant in grado di mimetizzare la gravidanza avanzata e si esponevano al sole nelle ore più fresche della giornata nel timore che i raggi ultravioletti potessero nuocere al nascituro.
A giocare a calcetto dello stabilimento balneare, uno stuolo di ragazzi smandrappati con jeans con lo sbrego aperto, coi tagli a sette e col cavallo così basso che pare gli vadano giù a rotoli perfino gli zebedei. E’ il caso di dire che non ci sono più uomini con tanto di attributi.
Inutile far rilievi, perché otterrete quale replica, il solito mantra esteticamente corretto nonché relativista del “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”. E perché dobbiamo ammettere che un patologico quanto stolido narcisismo di massa fa sì che anche l’orrido diventi sublime. Agli occhi di chi lo indossa, naturalmente. Come recita un altrettanto stolido slogan pubblicitario “son bello fuori perché son bello dentro”. Capirai…
Vipera Gentile
Scaraventati!

Meglio governare all’inferno che servire il paradiso, diceva John Milton. Il delitto paga, diceva il marchese de Sade. Se vuoi fare la rivoluzione ammazza il primo che passa per la strada , diceva Bréton e i surrealisti. Se Dio non esiste tutto è permesso, diceva Dostoevskij. Io veggio tutto il mondo arretrosito diceva il Burchiello. Cioè, che va a rovescio. Va sottosopra, o helter skelter, come cantavano i Beatles.
Vado a portare un cappotto e altri indumenti in lavanderia, ma mi accorgo che la lavanderia è sparita: al suo posto c’è un negozio di kebab egiziano. In centro città vado a cercare il titolo di libro che mi interessa dal mio libraio di fiducia, il signor Eligio. Ma dove c’era un’umanissima libreria nella quale potevo scambiare quattro altrettante umane chiacchiere col libraio, ora c’è un supermercato del libro della Feltrinelli, anonimo quanto impersonale. Code alla cassa con carrello di plastica dei libri. E del resto i libri insieme ai detersivii te li ritrovi ai supermercati alimentari e perfino alla Posta chiamati – chissà perchè – “prodotti postali”.
In Stazione, c’è la chiusura delle biglietterie in taluni orari serali e obliterazione obbligatoria dei biglietti. Ma poi non funzionano le macchine per vidimarli. Scendo alla stazione di Vicenza e sento parlare lo swahili. Dove sono i veneti? via, scaraventati via. Lontano da Goldoni.
Change, diceva Obama. Più cambiamento di così: tutti neri e non solo ‘na creatura nira nira, come si cantava nella tammuriata napoletana.
Torno a Milano, e ..dove sono i lùmbard? in riserva indiana, da proteggere col Panda.
Non funziona la linea del tuo telefono e hai problema con la connessione Internet? Niente problemi, chiama il 119 e allora ti ritrovi nel gorgo delle mille opzioni del mondo libero e liberalizzato. Se vuoi questo schiaccia uno, se vuoi quell’altro schiaccia due, se vuoi l’ufficio commerciale schiaccia tre, schiaccia il tasto cancelletto, attendi in linea…stacchetto musicale: What a wonderful world. ‘Na meraviglia.
In tv hai sedici o diciotto canali di m….a da poter scegliere. Ce l’hai sky? comprati un decoder e avrai il mondo in tasca. Ma non ti limitare con la solita tv “generalista”. Eppoi intanto, se non ti aggiorni col decoder, mica te la vedi la fiction.
Vado al mercato. “Buon giorno, un chilo di mele e due chili d’uva”, ma la venditrice ha gli occhi a mandorla. Se scappo via in cerca di altre bancarelle nostrane, con una “verduraia” nostrana di quelle che si alzavano presto al mattino per portare i prodotti del suo orto al mercato, passerò per razzista? Sarò considerata fautrice di un pericoloso arianesimo ortofrutticolo? Nel dubbio cerco gente di casa mia coi sapori di casa mia. Ma mi accorgo che ce ne sono sempre meno. Anche i frutti parlano extracomunitario. Tutti frutti all over rootie, tutti frutti all over rootie…Wop-bop-a-loom-a-blop-bam-boom
Leggo i giornali, ma meglio sarebbe chiuderli.
Eccoli gli Italiani naufraghi da sé stessi, sradicati, emarginati ed esiliati in patria.Catapultati, scaraventati via, cast away, come dice il titolo di un famoso film. Nemmeno più Dio parla l’Italiano (figuriamoci il Latino), perché ormai c’è il Dio Unico uguale per tutti e per tutte le religioni, i popoli, le culture e anche le sottoculture. Poi c’è il dialogo interreligioso, no? Perciò volemose bene: siamo tutti fratelli e sorelle dello stesso planisfero. Mai così piatto e appiattito. E stavolta, mi spiace per la rubrica del Culturista che mi ospita, ma proprio non ce la faccio a buttarla in satira.
Wop-bop-a-loom-a-blop-bam-boom!
Vipera Gentile 
Dive si, ma senza reggiseno

La notizia è di quelle serie, originali, che non lasciano indifferenti. Per lo meno gli “ometti”. Perché oggi sembra che sia di gran moda tra le dive più emancipate uscire di casa senza reggiseno. Jennifer Aniston, Cameron Diaz, Sharon Stone, Pamela Anderson… tutte al passo con il “nude look”. Risultato? Capezzoli ben in vista e nessuno spazio all’immaginazione. Niente di male, penserete. Certo, ma solo finchè sopra non si mettono canotte super attillate o abiti striminziti. Il rischio, lì, è di sembrare completamente nude. E girare così per la strada non è proprio consigliato. Insomma, la decenza innanzi tutto. Soprattutto se a voler uscire così di casa è nostra figlia. Volgare ma anche pericoloso, soprattutto se non si hanno i body guard delle star. Davvero oggi indossare il reggiseno è così fuori moda? Al contrario, stando al libro “Il sesso come sport” di Bruno Fabbri, usarlo farebbe addirittura dimagrire. Slacciandolo con due mani si arrivano a bruciare 8 calorie, mentre 12 se sfilato con una mano sola. Indossarlo non è poi così male, in fondo, ci si abitua facilmente ed è divertente sceglierlo in base all’abbigliamento. A fascia, balconcino o imbottito, di pizzo, in lycra o in cotone. Per trovare la taglia giusta basta misurare la circonferenza del torace e quella del seno e il gioco è fatto. Semplice e di nessun impiccio. E, allora, perché le dive hanno deciso di fargli la guerra? Un escamotage per farsi fotografare? A voler proprio mostrarsi, allora, perché non andare in giro direttamente in topless? Il punto è che è inutile lamentarci che non si rispetta il corpo femminile, che le donne sono considerate come oggetti sessuali e che non si può pubblicizzare un mangime per gatti con una sfilza di tette in bella mostra (non so se avete notato i cartelloni appesi in città). A contribuire a questa deriva, a quanto pare, siamo soprattutto noi. Perché se è vero che tra gli anni 60 e 70 bruciare il reggiseno era considerato un simbolo di emancipazione sessuale, oggi che di emancipazione ne abbiamo a bizzeffe, uscire senza la biancheria intima che profondo significato potrà mai avere? Comodità? (Esibizionismo?) Di certo chi si alza presto la mattina e va in ufficio o al mercato a vendere frutta il reggiseno lo mette, eccome. Primo perché stare senza, in verità, tanto comodo non è. Secondo perché mica tutte possono vantare un seno super sodo e immobile come chi si è fatto cucire sotto pelle una bella palla di silicone… come le vip hollywoodiane, o no? Difendiamo il nostro corpo e la sua naturalità e basta. E prima lo facciamo meglio è. Coprire non vuol dire essere meno sensuali. Non è meglio scegliere davvero a chi mostrare e a chi non mostrare? Mica tutti se lo meritano! A dire il vero, però, una cosa positiva in tutta questa faccenda c’è: è la libertà di poter di decidere. In Somalia, ad esempio, la sharia (legge) vieta alle donne di indossarlo, il reggiseno. Lì, ad esempio, il significato è molto diverso. Si vuole togliere alle donne un accessorio di femminilità, per umiliarle e sottometterle. Tutto il contrario, in pratica. Lo sapranno a Hollywood?
ANTONIA RONCHEI
Madame Verdurin l’immarcescibile

Il compianto avv. Gianni Agnelli lo aveva sopranominato “la chioccia pakistana”. Sul chioccia, siamo tutti d’accordo per i suoi toni queruli e petulanti.Sul “pakistana” non si capisce bene perché, tenuto conto che è nato a Chatillon in Val d’Aosta. Parliamo di Furio Colombo, ex direttore dell’Unità, ex corrispondente della Stampa nonché gran “protegé” della famiglia Agnelli. Forse “pakistana”, perché ha sempre avuto una capigliatura argentata a guisa di turbante, chissà…
Data la sua veneranda età (sfiora gli 80 anni), Furio Colombo è stato ex di varie cose. Tra le altre, ex firmatario di un documento dell’Espresso in cui Calabresi è stato definito “commissario torturatore e responsabile della fine di Pinelli” nel 13 giugno 1971 insieme a Scalfari, Giorgio Bocca, Paolo Mieli, Giuseppe Turani, solo per fare alcuni dei più famosi nomi del gotha dei giornalisti gauchistes. E pure, ex elzevirista per l’Espresso con il proustiano pseudonimo di Madame Verdurin.
Alla RAI girò parecchi documentari che lo portarono in giro per i 5 continenti. Così gli si schiusero facilmente i salotti “liberal” americani, tanto che l’Avvocato pensò di sfruttare la sua brillante mondanità nominandolo presidente della Fiat USA. Incarico questo, che gli procurò l’amicizia di Henry Kissinger nonché una cattedra al Columbia University, sovvenzionata dalla stessa Fiat.
Ma anche le grandi amicizie sono fatte per essere tradite e quando all’alba degli anni ‘90 toccò a Paolo Mieli diventare direttore de La Stampa, il Furio indispettito e piccato, lasciò il giornale e la Fiat, riciclandosi su Repubblica. Abituato a ricevere emolumenti da gran “tycoon” negli States, il declassamento a semplice cronista non poteva bastargli. Fu così che divenne il Furio vagante, rivolgendosi alla politica e trovando casa presso il PSI di Craxi che gli fruttò l’ingresso all’Istituto Italiano di cultura di NY. Così il soggiorno nella Grande Mela era garantito per altri tre anni.
Il resto è cronaca recente. Dopo la bufera di Tangentopoli e la fine del craxismo, la Chioccia pakistana venne fulminata sulla via del veltronismo di Uolter, il più amerikano tra i postcomunisti. I care…Oh Yeah! Così si avvicinò sempre più ai diessini oggi piddini, fino a diventare parlamentare per questo schieramento. Di folgore in folgore, accettò l’incarico a direttore dell’Unità, il quotidiano del fu Togliatti. E dato che comparve sulla scena politica Silvio Berlusconi, il suo fuoco sacro di raffinato scriba si alimentò di perfide velette e veleni antiberlusconiani. Fu così che ogni giorno le sue colonne si riempirono di invettive contro il mostro di Arcore, “un delinquente abituale” e i suoi articoli si infarcirono di “emegenze democratiche”, “democrazia a rischio” a causa del novello “Ross Perot della Brianza”. E via sgranando litanie…
Nel frattempo si afferma pure come letterato di noir postmoderni, apocalittici, crudi e crudeli con lo pseudonimo di Marc Saudade. Ma quante frecce nella faretra della Chioccia! Pare che in detti romanzi ci siano crudissime scene di pedofilia sui ninos de rua, che hanno fatto discutere.
Piove ancora più argento nei capelli dell’acidula Madame Verdurin, che ora ci riprova col mis-Fatto quotidiano di Travaglio, il giacobino Epurator. E lì in redazione consuma signorilmente tazze di thé con tanto di madeleinettes au poison. E la sua veterofissazione è rimasta invariata nel tempo: M ovvero il Mostro di ARCORE. Un vero portentoso viagra per la sua veneranda età. A presto, forse le sue “memorie di un ottuagenario blasé”.
Vipera Gentile 
la Nutella è fritta in padella

Amici, dimentichiamoci le nostre amenità; qui si gioca una battaglia per il destino del mondo.
Il Parlamento europeo si riunisce in questi giorni per discuter le urgenti misure di sicurezza che le Nazioni europee devono adottare per scongiurare la severa minaccia che si profila all’ orizzonte.
Dopo anni di tentennamenti finalmente l’ organo centrale, la mente d’ Europa, cui plaudiamo apertamente col nostro articolo, ha deciso di mettere un freno all’ ingorda invasione, che, facendo leva sulla debolezza delle nostre papille gustative, mina seriamente la salute, la dignità, la moralità, la continenza del continente europeo. Il sistema Paese, dicono gli analisti, “ rischia un nuovo pantano” –dopo quello iracheno: la gianduia. L’ insospettabile nemico si annida negli oscuri pertugi della nostre dispense, laddove la pigra coscienza, con la scusa del dormiveglia, intraprende notturne battaglie a colpi di cucchiaino. Non è questione di maionese, salame o fave; un losco nemico, dal cuore di nocciola, insidia il nostro apparato scheletrico: è la Nutella, la causa dei mali di questo mondo. Questo veleno per l’ anima, questo potente farmaco contro la depressione, è il barbaro cui portar battaglia, il novello “moro” contro cui sguainare la spada.
Il generale Mimmo Molare, della Falange-Faringe, per alzare il morale delle truppe e fiaccare quello delle trippe, davanti ai nostri microfoni ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Generale, come vanno i preparativi? Sarete in grado di respingere quella che i giornali già definiscono “la più gustosa di tutte le battaglie?”. “Siamo consci di affrontare una deliziosissima quanto pericolosa guerra; il sultano Ferrero ha purtroppo cariato con la sua dolcissima armata la più parte delle nostre difese. Abbiamo già registrato numerose perdite e voltafaccia, soprattutto fra quei cani dei canini, ma i nostri spazzolini sono puntati contro il nemico, faremo fuoco di dentifricio contro il Barbaro invasore – e non un grammo di Nutella sarà risparmiato!”. “Generale, gli incisivi si riveleranno ancora una volta decisivi contro il nemico?”. “Senz’ ombra dubbio”. “Grazie, Generale”.
Dal fronte oro-faringeo, è tutto.
GIOVANNI TRAVERSO
Draghi ti droghi?

“Un vile! Un vile affarista” “E’ il liquiddattore, dopo la famosa crociera del Britannia, dell’industria pubblica italiana” , ha detto Cossiga col suo spiccato accento sardo del governatore di Bankitalia Mario Draghi. Si tratta della celebre intervista a Uno Mattina concessa al gaffeur Luca Giurato, il quale rimase allocchito dalla disinibita lingua biforcuta di Gattosardo Cossiga, mandata in onda da Sriscia la Notizia, e che continua a girare sul web. “Non si può nominare Presidente del Consiglio, chi è stato socio della Goldman Sachs” ha concluso Gattosardo. Potente Banca di mal-Affari, oggi sotto inchiesta, alla quale il liquiddattore avrebbe venduto il fior fiore dei gioielli dell’industria italiana. In questi giorni Draghi è tornato a farsi sentire a proposito della manovra economica del governo. Manovra promossa, ma che non garantirebbe crescita. In particolare ha paventato il pericolo di una manovra aggiuntiva. Cresceremo continuando a farci raschiare carne italiana fino all’osso come dei poveri San Bartolomei martiri? Non è che Mr. Britannia ha forse in mente di esautorare il Ministro dell’economia Tremonti per mettersi direttamente alla testa di uno di quegli inquietanti governi tecnici? Brutti segni: il Drago-Vampiro attraverso Bankitalia lancia l’ allarme debito: siamo a 1.812.790 miliardi di euro.
C’era una volta un piccolo naviglio blu…di antico sangue reale, al largo dell’Argentario e di Civitavecchia. E dal quel fatidico 1992 in poi, nulla fu mai più come prima. Nemmeno la nostra Banca d’Italia che nel frattempo, ha preso una minacciosa K in più. La differenza non è da poco. Ma a proposito di navigli, esploriamo orizzonti ancor più lontani come la Deepwater Horizon, ovvero la piattaforma assassina.
Udite udite: Mortadella Prodi fa ora parte dell’«Advisory Board» (cioè l’assemble consigliare) della BP, chiamato «più di un anno fa per discutere di temi di strategia internazionale». È quanto ha voluto precisare egli stesso, in una dichiarazione alla stampa. «I cinque membri del Board si sono incontrati fino ad oggi solo due volte e non sono mai stati chiamati a parlare dell’incidente avvenuto nel Golfo del Messico». «Questo tipo di eventi non fa parte del mandato dell’Advisory Board, così come nessuno dei suoi membri ha alcuna competenza su questi temi».
Ma no?! e di quali eventi si occuperà di grazia, il Mortadella, per insinuarsi nel solito giro delle porte girevoli dei “mai morti” che ritornano e contano? Prodi cerca dunque di darsi una rinfrescata tra i poteri marci globali. Dopo essere stato uno dei consiglieri di Goldman come già il suo comparuzzo Draghi, è passato con disinvoltura dall’oro giallo all’oro nero. Ci vuole una bella ripulita per una nuova operazione-immagine della BP, perciò è ufficiale: ci penserà lo zio Romano a smacchiarla. Vorrà dire che dopo Gold lo chiameremo Oil Finger. Non ci resta che augurarci che faccia la fine di qualche cormorano del Golfo del Messico: lost in pollution.
Vipera Gentile 
La dittatura della UE

A breve dovrò far controllare l’auto col bollino blu per l’emissione dei gas di scarico e fare anche il tagliando. Me lo chiede l’Europa. Anzi, ce lo chiede l’Europa. Poi c’è la caldaia. Meglio prepararsi in anticipo in estate per l’inverno. Ce lo chiede l’Europa.
I conti del nostro paese devono essere in regola e il governo si prepara a varare la nuova finanziaria, detta “manovra”. Ce lo chiede l’Europa. La Grecia rischia il fallimento perciò va sostenuta. Ce lo chiede l’Europa. Ora spunta anche il problema dell’Ungheria. Poi sarà la Spagna, il Portogallo, forse l’Italia. PIGS o PIIGS? In ogni caso, bisognerà provvedere. E’ l’Europa che ce lo chiede.
Le donne devono andare in pensione a 65 anni e l’Italia è già in ritardo. Ce lo chiede l’Europa. Se l’Italia procrastinerà questa “armonizzazione” rispetto ad altri paesi, ci saranno pesanti procedure d’ infrazione per ogni anno di ritardo. Ce lo chiede l’Europa. Gli uomini potrebbero lavorare fino a 70, perché la vita si è allungata. Ce lo chiede l’Europa. I malati terminali potrebbero trovare un ottimo sollievo per se stessi e per loro famiglie, con l’eutanasia. Eppoi, diciamolo, è un risparmio. Una “libera scelta” imposta dall’Europa. I crocifissi appesi al muro degli uffici pubblici vanno asportati. Ce lo chiede l’Europa. Bisogna risparmiare sull’acqua nei consumi domestici. Ce lo chiede l’Europa.
Occorre modificare le reti da pesca allargandone le maglie, spingere i pescherecci due miglia più al largo dalla costa, non mangiare il fritto misto, ma solo fritto uniforme. Ce lo chiede l’Europa . Non bisogna produrre troppo latte e attenersi strettamente alle quote, così pure per gli agrumi, facendo sprofondare nella disperazione allevatori e contadini. Ce lo chiede l’Europa. Gli omosessuali potrebbero sposarsi e adottare figli. Chi non è d’accordo è un omofobo. L’omofobia è un reato. E’ l’Europa che lo richiede. I porta-enfant per i lattanti nel retro dell”auto devono recare il marchio CE e devono essere omologati.
I bambini non avranno papà e mamma ma genitore A e genitore B. Lo chiederà prima o poi l’Europa.
Le polveri sottili non devono superare una certa soglia, in caso contrario si va a piedi e si lascia l’auto in garage. Ce lo chiede l’Europa di chiudere le nostre città al traffico.
NESSIE
La paranza va in latitanza

Uomini uomini c’è ancora una speranza
Prima che un gesto vi rovini l’esistenza
Prima che un giudice vi chiami per l’udienza…
Dopo gli ultimi dettami europei sul risparmio dell’acqua, sulle docce convenzionate con i rubinetti omologati secondo i parametri di Maastricht di cui mi sono già occupata nell’articolo “Colabrodo europeo”, ecco di nuovo il Grande Occhio Ue che tutto vede e a tutto provvede, prendersela con l’innocente frittura di paranza.
Un nativo mediterraneo (dal ligure al siciliano) sa perfettamente che il fritto è migliore d’ogni altro, se misto e non uniforme. Che se insieme a totani , calamari, ci si aggiungono anche soglioline, naselli, trigliette, seppioline, c’è più giusto. E del resto il Mediterraneo non è un mare popolato di grossi pesci di porzione come gli oceani, tant’è che, a tale proposito, si parla di “piccola pesca”.
Non la pensa così la solita Ue che ha deciso di estendere l’orbita del suo Grande Occhio infuocato di 27 stelle anche dentro le reti da pesca. Innanzitutto devono essere con le maglie più larghe. Poi devono devono essere gettate a 1 miglio e mezzo dalla costa. Inoltre, chissenefrega se l’Italia è il paese dellle cento cucine, dei cento vini e dei cento e mille campanili? Suvvia, imparate a mangiare in modo “armonizzato” (si dice così), cari Italiani. Ma cosa sono tutte queste vostre stranezze gastronomiche? canederli in Tirolo e fonduta in Val d’Aosta, tagliatelle al ragù e tortellini in Emilia, trenette al pesto in Liguria, la ribollita e il caciucco in Toscana, orecchiette ai broccoli al sud, porceddu al mirto in Sardegna e pasta co o’ finocchio rizzu in Sicilia… Possibile che non si possano domare i vostri appetiti?
Ma perché anche all’estero fate così tanto i difficili e non vi adattate e mangiare le nostre porcherie di Mc Donald a base di burger e cheeseburger come tutti quanti noi? Forza, sorridete…cheeeeese!…
Adesso vi sistemiamo noi EurokommiSSar di Eurolandia ex Komintern e futura Internazionale Mondiale. E potete stare tranquillli che se nelle reti dei vostri pescatori ci saranno telline e seppioline, noi le vedremo e ve la faremo pagare… Salata.
A Venezia, niente più seppioline coi piselli, per cominciare. Eppoi Venezia non è mica più vostra? E’ patrimonio dell’Umanità, capito?
Non ci resta che consolarci col ritornello di Daniele Silvestri, per organizzare la nostra sopravvivenza e resistenza. Culinaria e non.
La paranza è una danza
Che si balla nella latitanza
Con prudenza Ed eleganza
E con un lento movimento de panza…
Vipera Gentile 






