Ascanio Celestini, il guitto astuto

C’è un personaggio che negli ultimi tempi imperversa sui teleschermi e i palcoscenici nazionali, capace di ammaliare gli utenti/spettatori rimbambiti grazie ad una sofisticata arte affabulatoria. Già, perchè l’Ascanio Celestini da Marxistolandia sembra genuino e facile, verace come un’ostrica di Mont Saint Michel, in realtà utilizza sapientemente tutte le tecniche e gli escamotage del narrare per rendere appetibili i suoi personaggi e portare il pubblico nel suo cantuccio. E lo fa assai bene, bisogna dargliene atto. Già nell’aspetto, il nostro bardo, ispira fiducia. Quel visetto da bimbo male alimentato e cresciuto tra i fumi tossici della fabbrica, il pizzetto da intellettuale di sezione, così affidabile e idealista. La vocina fessa che tanto intenerisce tutte le mamme postmoderne. Ma dietro la facciata fru fru si nascondono affermazioni estremamente ideologiche e inquinate da una visione retrograda. I suoi personaggi sono sempre poveri cristi appartenenti al popolo, derelitti e vessati dalle istituzioni (solo se destrorse, ovviamente), che mai, con abile stratagemma retorico, affrontano a muso duro il nemico; al contrario restano passivi, subiscono inermi, come se il mondo si dividesse in cattivi dominanti e buoni in catene…Inquietante e pericolosa visione marxista, degna di Lucaks o chi per lui. A Nietzsche verrebbe l’orticaria nello scorrere la galleria dei caratteri che il proletante mette in scena. E’ sufficiente leggere le pagine dell’Ascanio tratte dall’antologìa di narratori edita da Einaudi e intitolata “Questo terribile, intricato mondo”, per rendersi conto di quali luoghi comuni sinistri incarni dietro le falde puzzone del suo costume da giullare innocente. Il guitto s’impelaga in un pericoloso raccontino anticlericale, durante le cui righe il povero papa Ratzinger crepa in un incidente aereo. Tra i vari caratteri, al solito ben tratteggiati dal buffoncello, spiccano gli zingari buoni e il bravo immigrato clandestino sfruttato dall’imprenditore italiano, evasore e bandito quanto basta. C’è n’è abbastanza per inorridire. Quelli come il Celestini dovrebbero aggiornarsi un pò e cominciare a guardarsi attorno. Il mondo, caro Asca, va avanti e le cose non si possono più chiudere nel cesso ammuffito dei cliché ideologici. Fino a che non lo avrai capito, Cele, resterai il giullare di un’ esigua, sorpassata minoranza.
MAURIZIO GREGORINI
Internet e le coppie
in mezzo a tanta gente? Quanti hanno provato almeno una volta la sensazione di essere fuori posto nel luogo dove si vive? Perché non si trovano persone compatibili, con interessi da condividere, perché la mentalità un po’ ristretta di un paese piccolo ci stringe, perché invece la grande città è troppo grande e ci spaventa buttarci a conoscere gente nuova? Perché ci si sente inadeguati, diversi, particolari?
Io credo capiti a molti; e in un contesto come quello descritto, se è difficile trovare degli amici, è praticamente impossibile trovare un partner.
Come fare? Qualcuno, a volte, cerca la soluzione in un altro luogo, pur non spostandosi da casa sua: nel mondo virtuale, internet, il non-luogo per eccellenza. Ed è più di qualcuno e più di qualche volta: nel 2007 l’incremento di relazioni nate dall’incontro virtuale è cresciuto del 20-30%. Tra i circa 6 milioni di single in Italia, sono più di 3 milioni a cercare e/o trovare rapporti con l’ausilio del web.
Chat, forum, newsgroup e soprattutto siti di dating, ultima frontiera sull’onda di questa tendenza, pubblicizzata anche in tv (è il caso di Meetic, nella quale pubblicità la neo-coppia passata da virtuale a reale racconta ai genitori con quale mezzo si sono conosciuti), e che rappresenta la modernissima evoluzione delle vecchie “agenzie matrimoniali”.
Due sono i profili principali coinvolti: ci sono quelli che si vogliono principalmente divertire, che vogliono provare, che spinti dall’incoscienza tipica della giovane età, si buttano in una ricerca divertita e divertente, a volte però anche irta di pericoli; sono più maschi che femmine, hanno tra i 18 e i 30 anni e non cercano solitamente una relazione stabile.
Il secondo profilo riguarda invece coloro che si approcciano a internet con uno scopo preciso e lungimirante: vogliono mettere su famiglia, non affrettano i tempi, ma anzi li diluiscono, per far nascere e crescere focolai di sentimento nel modo più naturale possibile, nonostante tutto; sono più donne che uomini, e hanno dai 30 anni in su.
Esiste poi un’altra piccola fetta di quei 3 milioni di italiani, che trova l’amore o il sesso su internet, quasi per caso, senza cercarlo: capita di incontrare qualcuno per scherzo, due parole che poi diventano un fiume, si scoprono affinità, ci si scambia una foto, capita che piaccia e poi si decide l’incontro; e succede.
Quel che viene da chiedersi è: da relazioni nate così, può crescere davvero l’amore? Si può dire che questo sia il quesito principale di chi studia o osserva incuriosito il fenomeno.
Sicuramente l’approccio funziona. Chi cerca un partner o pur non cercandolo, si sente solo e incompreso nel suo ambiente di origine, come detto all’inizio, e si trova su internet per passare il tempo, può incappare in persone che attraverso lo schermo del pc, sembrano avere un modo di pensare affine, interessi in comune, desideri simili.
La forza di una comunicazione virtuale, principalmente testuale, è quella di poter usare un’abbondante dose di fantasia, di far correre la mente per costruire su misura il personaggio che abbiamo “di fronte”, sul modello dei nostri desideri più intimi e delle nostre necessità, come sostiene anche Daniele La Barbera, presidente della Società Italiana di Psicotecnologie.
Quando poi siamo già presi a livello ideale, sopraggiunge magari il contatto telefonico, l’approccio uditivo e sentire la voce dell’altro/a ci fa fantasticare ancora di più.
Poi lo scambio di foto e poi gli incontri. A volte capita che la persona incontrata non piaccia fisicamente, a volte invece il coinvolgimento ideale è tale da farci piacere anche un fisico che normalmente non avremmo guardato, proprio come in un innamoramento reale e “tradizionale”.
A volte ci troviamo di fronte alla persona dei nostri sogni, anche a livello estetico. Ma se i problemi ci sono, vengono dopo; perché nella relazione reale, si può scoprire che la persona che finalmente tocchiamo, non è esattamente come avevamo idealizzato. E i castelli cominciano a crollare.
Oppure, può essere un totale disastro già dal primo incontro: la foto che si è vista non corrisponde, chi ci ha parlato ha voluto solo giocare e non si presenta, oppure, nella peggiore delle ipotesi, incontriamo qualche individuo pericoloso, da cui è bene allontanarsi il prima possibile.
Questo è il quadro che maggiormente ci si aspetta e maggiormente si trova. Ma esistono casi in cui il virtuale ha funzionato più che bene.
La gente si è sposata, ha avuto addirittura dei figli, ha vissuto storie meravigliosamente intense, nate da un pc. Perché? Perché, oltre l’idealizzazione, oltre i pregiudizi, parlare prima ancora di vedersi, permette di scoprire degli aspetti delle altre persone che in condizioni “normali” potrebbero anche non venire fuori mai.
Perché ci si conosce nell’intimo prima ancora che nell’esteriore. Perchè nel virtuale conosciamo a volte la vera identità di una persona che si rivela proprio perché protetta da un computer e a cui nel reale non avremmo dato nemmeno un centesimo, solo a guardarla, togliendoci invece possibilità infinite.
Perché potendo ormai accorciare le distanze tra i luoghi fisici, proprio grazie a mezzi come internet, non ci si deve accontentare più di quello che letteralmente offre la piazza del proprio paese o del proprio quartiere, magari completamente incompatibile con noi, ma unico disponibile: con internet si può cercare qualcuno che sia davvero nato per stare con noi, si può “rischiare” di trovare l’altra metà del nostro androgino, sparso chissà dove senza che noi possiamo saperlo.
Ma succede anche che dagli incontri internettiani, nascano meravigliose storie di puro sesso, senza coinvolgimenti, senza complicazioni. Perché è quello che si vuole, è quello che si cerca o è quello che si trova.
Spesso, spessissimo, l’intesa sessuale e fisica è difficile da trovare, ottenere. E per puro caso, possiamo trovarla su su internet, perché, come detto sopra, le persone che possono star bene con noi, essere compatibili con noi da ogni punto di vista, possono trovarsi ovunque nel mondo.
Non è mai vero che siamo soli, incompresi, diversi. Da qualche parte c’è sempre qualcuno che è nato per stare con noi, fosse anche in un solo aspetto della vita, come il sesso.
Il consiglio quindi è: se l’esperienza vi stuzzica, perché non provarci. Se siete a conoscenza dei luoghi comuni nei quali si può cadere, sarà più facile evitarli.
E soprattutto, attenzione e occhi aperti: i pericoli in agguato, i pericoli veri, sono tanti.
Il Conformista
luglio 1, 2010 da Maurizio Gregorini
Capitolo La televisione del Culturista
Il conformismo, brutta malattia. Il Conformista, bel film di Bernardo Bertolucci, un compagno capace di fare l’americano. Vi proponiamo il bellissimo trailer originale dell’opera, piccolo capolavoro in sé stesso.
Momix!
giugno 22, 2010 da Redazione
Capitolo La televisione del Culturista
I Momix: chiunque ami la danza contemporanea, e in particolare quella legata all’espressione corporea, non può non conoscerli e non amarli. Da decenni occupano la scena internazionale grazie ad una inesausta vena compositiva e a trovate geniali. Qui vi proponiamo una breve sequenza tratta da “Bothanica”, fra i loro spettacoli uno tra i più noti. Move your body and shake it on!
Le iene, by Q.Tarantino
giugno 22, 2010 da Redazione
Capitolo La televisione del Culturista
“Le Iene”, il lungometraggio che ha consacrato Quentin Tarantino. Quella che segue è la sequenza dell’attribuzione dei nomi, un momento chiave per la comprensione dei personaggi: mister blue, mister white etc. si confronteranno da questo momento in avanti contraddistinti solo dai nomignoli anonimi affibbiatigli. Good luck!
Quarto potere – “Brogli ai seggi”
giugno 22, 2010 da Redazione
Capitolo La televisione del Culturista
Una delle scene più emblematiche dello storico capolavoro di Orson Welles. Un film indimenticabile, tra le cui sequenze possiamo ritrovare insegnamenti e profezie che si attagliano alla contemporaneità. Godetevi questo meraviglioso bianco e bero.
Ultimo tango a Parigi
giugno 22, 2010 da Redazione
Capitolo La televisione del Culturista
Vi sottoponiamo una sequenza del discusso film di Bernardo Bertolucci “Ultimo tango a Parigi”, opera capace di segnare un decennio e sintomatico del canbio di costumi nella sessualità. Dite cosa ne pensate con obiettività, cari Culturisti, senza inibizioni o prevenzioni ideolgiche. Noi siano qui ad ascoltarvi. See you tomorrow.
Le 50 donne più belle
giugno 22, 2010 da Redazione
Capitolo La televisione del Culturista
Noi Culturisti, biechi maschiettoni, turgidi amatori, rubizzi arrapatoni vecchia maniera ci sollazziamo spesso con la bellezza femminea. Chissenefotte delle lesbicone inferocite, dell’Arcigay, dei progressisti segaioli e delle femministe barbute: regressivi e buzzurri, conservatori e porcelloni a noi ci piace la donna, oggettivizzata od omogeneizzata poco importa. Che resti donna però e che nessuno ci privi del piacere di guardarla. Anche questa è cultura. (E nei commenti fateci il favore di votare la femmina che secondo voi è la meglio)
Internet e l’ammmore

A quanti di noi capita di sentirsi soli in mezzo a tanta gente? Quanti hanno provato almeno una volta la sensazione di essere fuori posto nel luogo dove si vive? Perché non si trovano persone compatibili, con interessi da condividere, perché la mentalità un po’ ristretta di un paese piccolo ci stringe, perché invece la grande città è troppo grande e ci spaventa buttarci a conoscere gente nuova? Perché ci si sente inadeguati, diversi, particolari?
Io credo capiti a molti; e in un contesto come quello descritto, se è difficile trovare degli amici, è praticamente impossibile trovare un partner.
Come fare? Qualcuno, a volte, cerca la soluzione in un altro luogo, pur non spostandosi da casa sua: nel mondo virtuale, internet, il non-luogo per eccellenza. Ed è più di qualcuno e più di qualche volta: nel 2007 l’incremento di relazioni nate dall’incontro virtuale è cresciuto del 20-30%. Tra i circa 6 milioni di single in Italia, sono più di 3 milioni a cercare e/o trovare rapporti con l’ausilio del web.
Chat, forum, newsgroup e soprattutto siti di dating, ultima frontiera sull’onda di questa tendenza, pubblicizzata anche in tv (è il caso di Meetic, nella quale pubblicità la neo-coppia passata da virtuale a reale racconta ai genitori con quale mezzo si sono conosciuti), e che rappresenta la modernissima evoluzione delle vecchie “agenzie matrimoniali”.
Due sono i profili principali coinvolti: ci sono quelli che si vogliono principalmente divertire, che vogliono provare, che spinti dall’incoscienza tipica della giovane età, si buttano in una ricerca divertita e divertente, a volte però anche irta di pericoli; sono più maschi che femmine, hanno tra i 18 e i 30 anni e non cercano solitamente una relazione stabile.
Il secondo profilo riguarda invece coloro che si approcciano a internet con uno scopo preciso e lungimirante: vogliono mettere su famiglia, non affrettano i tempi, ma anzi li diluiscono, per far nascere e crescere focolai di sentimento nel modo più naturale possibile, nonostante tutto; sono più donne che uomini, e hanno dai 30 anni in su.
Esiste poi un’altra piccola fetta di quei 3 milioni di italiani, che trova l’amore o il sesso su internet, quasi per caso, senza cercarlo: capita di incontrare qualcuno per scherzo, due parole che poi diventano un fiume, si scoprono affinità, ci si scambia una foto, capita che piaccia e poi si decide l’incontro; e succede.
Quel che viene da chiedersi è: da relazioni nate così, può crescere davvero l’amore? Si può dire che questo sia il quesito principale di chi studia o osserva incuriosito il fenomeno.
Sicuramente l’approccio funziona. Chi cerca un partner o pur non cercandolo, si sente solo e incompreso nel suo ambiente di origine, come detto all’inizio, e si trova su internet per passare il tempo, può incappare in persone che attraverso lo schermo del pc, sembrano avere un modo di pensare affine, interessi in comune, desideri simili.
La forza di una comunicazione virtuale, principalmente testuale, è quella di poter usare un’abbondante dose di fantasia, di far correre la mente per costruire su misura il personaggio che abbiamo “di fronte”, sul modello dei nostri desideri più intimi e delle nostre necessità, come sostiene anche Daniele La Barbera, presidente della Società Italiana di Psicotecnologie.
Quando poi siamo già presi a livello ideale, sopraggiunge magari il contatto telefonico, l’approccio uditivo e sentire la voce dell’altro/a ci fa fantasticare ancora di più.
Poi lo scambio di foto e poi gli incontri. A volte capita che la persona incontrata non piaccia fisicamente, a volte invece il coinvolgimento ideale è tale da farci piacere anche un fisico che normalmente non avremmo guardato, proprio come in un innamoramento reale e “tradizionale”.
A volte ci troviamo di fronte alla persona dei nostri sogni, anche a livello estetico. Ma se i problemi ci sono, vengono dopo; perché nella relazione reale, si può scoprire che la persona che finalmente tocchiamo, non è esattamente come avevamo idealizzato. E i castelli cominciano a crollare.
Oppure, può essere un totale disastro già dal primo incontro: la foto che si è vista non corrisponde, chi ci ha parlato ha voluto solo giocare e non si presenta, oppure, nella peggiore delle ipotesi, incontriamo qualche individuo pericoloso, da cui è bene allontanarsi il prima possibile.
Questo è il quadro che maggiormente ci si aspetta e maggiormente si trova. Ma esistono casi in cui il virtuale ha funzionato più che bene.
La gente si è sposata, ha avuto addirittura dei figli, ha vissuto storie meravigliosamente intense, nate da un pc. Perché? Perché, oltre l’idealizzazione, oltre i pregiudizi, parlare prima ancora di vedersi, permette di scoprire degli aspetti delle altre persone che in condizioni “normali” potrebbero anche non venire fuori mai.
Perché ci si conosce nell’intimo prima ancora che nell’esteriore. Perchè nel virtuale conosciamo a volte la vera identità di una persona che si rivela proprio perché protetta da un computer e a cui nel reale non avremmo dato nemmeno un centesimo, solo a guardarla, togliendoci invece possibilità infinite.
Perché potendo ormai accorciare le distanze tra i luoghi fisici, proprio grazie a mezzi come internet, non ci si deve accontentare più di quello che letteralmente offre la piazza del proprio paese o del proprio quartiere, magari completamente incompatibile con noi, ma unico disponibile: con internet si può cercare qualcuno che sia davvero nato per stare con noi, si può “rischiare” di trovare l’altra metà del nostro androgino, sparso chissà dove senza che noi possiamo saperlo.
Ma succede anche che dagli incontri internettiani, nascano meravigliose storie di puro sesso, senza coinvolgimenti, senza complicazioni. Perché è quello che si vuole, è quello che si cerca o è quello che si trova.
Spesso, spessissimo, l’intesa sessuale e fisica è difficile da trovare, ottenere. E per puro caso, possiamo trovarla su su internet, perché, come detto sopra, le persone che possono star bene con noi, essere compatibili con noi da ogni punto di vista, possono trovarsi ovunque nel mondo.
Non è mai vero che siamo soli, incompresi, diversi. Da qualche parte c’è sempre qualcuno che è nato per stare con noi, fosse anche in un solo aspetto della vita, come il sesso.
Il consiglio quindi è: se l’esperienza vi stuzzica, perché non provarci. Se siete a conoscenza dei luoghi comuni nei quali si può cadere, sarà più facile evitarli.
E soprattutto, attenzione e occhi aperti: i pericoli in agguato, i pericoli veri, sono tanti.
Blog e “newsonomics”

Bello, scorrevole, ben scritto, il titolo è la morte sua e poi parla con cognizione di causa. Bene. Allora clic. Pubblicato online. A quel punto basta controllare che l’homepage sia corretta ed il piccolo editore può abbassare la saracinesca della sua tipografia virtuale.
Sia per il blog privato, intimo, che va a titillare i nervi scoperti di un adolescente di campagna o di una celebrità mondiale, sia per il “portale” più o meno specificamente generalista – nel senso che non lo sa nemmeno lui se fare contenuti generalisti o specialisti – la mentalità diffusa è quella di guardare ai testi da pubblicare per fare la correzione di bozze e impaginare. Tutto molto corretto. Ma oggi non basta più.
I siti di oggi che vogliono entrare nell’agone delle opinioni-informazioni devono fare i conti con due vincoli determinanti: il tempo, scarso, e lo spazio per costituire un hub informativo – spazio sempre più ridotto di fronte alla moltiplicazione delle fonti. Quindi in tale “newsonomics”, in questa economia dell’informazione, ogni contenuto deve contribuire ad far remunerare un particolare tipo di capitale: l’attenzione del pubblico. Non è soltanto l’accesso in sé. E’ anche il commento, anzi i commenti. Sono anche i trackbacks o lo sharing sui network sociali. E’ tutta una movimentazione di quel contenuto che crea un’attenzione generale. C’è un bellissimo quanto impietoso libro, di Geert Lovink, dal titolo lapidario: “Zero Comments”. In pratica: persino un ottimo post, ma privo di un solo commento, non è riuscito a catturare nessuna attenzione. Quindi è come se non esistesse.
In un libro, scaricabile gratuitamente in formato pdf, dal titolo molto espressivo: “The Wealth of Networks”, come fosse una riedizione del “The Wealth of Nations” di Adam Smith, Yochai Benkler, ha focalizzato quest’ambigua evoluzione: da una parte è molto più facile prendere il megafono e parlare al mondo. I costi d’ingresso sul mercato dell’informazione sono crollati. Basta un blog o una semplice email. Ma la competizione si è moltiplicata all’ennesima potenza impedendo l’emergere di grandi centri e producendo una trasformazione strutturale: i media online hanno sviluppato una dinamica “conversazionale”. Io pubblico, tu commenti, loro ci commentano, lei ci linka oltre, mentre altri ne parlano in altri luoghi ancora. E poi arriva un altro post che riassume tutti questi commenti.. in un ciclo aperto che si arricchisce ad ogni giro.
Sì, è una grande fatica scrivere online. Ma il pericolo principale è credersi su un piedistallo da cui lanciare discorsi come se il mondo non volesse altro. E’ l’ulteriore curvatura della comunicazione molti-a-molti, dove “molti” in partenza e “molti” in arrivo in realtà sono sempre noti. Ecco perché la scrittura online funziona al meglio quando è indirizzata a specifici destinatari, non solo nei buoni propositi dell’autore, ma nei fatti – e col progetto di ricevere altri commenti e-o essere ripresa in altri luoghi.
Se così non fosse, scrivere sul diario personale o su internet non farebbe alcuna differenza, se non altro che il diario conserva ancora il fascino dell’intimità inviolata.
GABRIELE CAZZULINI






