Dove ci sta portando il turismo di massa?

febbraio 3, 2010 da Redazione  
Capitolo Turismo e Accoglienza

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Dove porta il turismo di massa ? Fenomeno tutto moderno, nato sull’onda del consumismo e del benessere (spesso illusorio, perché fondato sull’indebitamento) il “turismo di massa” spesso urta con la difesa delle ambiente e delle tradizioni locali, in particolare in quelle nazioni dove minore è la consapevolezza dei rischi determinati da un’eccessiva “esposizione” delle proprie bellezze e maggiore è la domanda di sviluppo economico.

Una diversificazione degli itinerari ed una più attenta gestione dei flussi, a livello globale e locale, eviterebbe proprio quelle concentrazioni che secondo la denuncia, lanciata da Threatened Wonders List, la classifica annuale (giunta alla seconda edizione) elaborata dalla rivista inglese “Wanderlust” , mettono in pericolo otto delle meraviglie del mondo.

Wadi Rum (Giordania)
Il suggestivo sito di Wadi Rum è il primo sito a rischio. Quel pezzo di
deserto in Giordania celebre anche per essere stato immortalato in alcune scene
del film Lawrence d’Arabia è una merviglia della natura. E sono molti i turisti
che ne vogliono conoscere i misteri e vederne la desolata bellezza. Peccato
però che Wadi Rum sia percorso in lungo e in largo da moderni cow boy in una
specie di “far (w)est” senza regole, pieno di sabbia, dune e fuoristrada.
Eppure si tratta di un territorio protetto ma il numero di persone che vi
giungono è molto superiore alle capacità di accoglienza delle strutture esistenti. E c’è già chi ha in mente di costruirvi dei moderni e attrezzatissimi resort…

Yangshuo (Cina)
Ad attirae un numero sempre maggiore di turisti è il villaggio di Yangshuo
nella provincia del Guangxi, nella Cina meridionale. Qui, ogni anno passano
circa tre milioni di turisti, attratti dalla bellezza dei paesaggi circostanti
attraversati dal fiume Li che scorre palcido tra picchi dalla vegetazione
lussureggiante. Sarebbe perfetto se non fosse che il successo del posto ha
attratto molti più visitatori rispetto alle strutture esistenti. Inoltre, molti
cinesi, fiutando l’affare, hanno venduto le proprie attività a stranieri che ne
hanno fatto negozi di souvenir, snaturando in questo modo la tipica atmosfera
che aveva reso celebre Yangshuo.

Tulum (Messico)
Da quando è iniziato lo sfruttamento turistico messicano di Cancun nel 1970,
il tessuto sociale della zona si è sgretolato. Un tempo c’erano ancora comunità
maya che popolavano la zona, ora sono state letteralmente spazzate via da uno
sviluppo economico selvaggio che però non aveva toccato Tulum, una delle poche
realtà maya ancora rimaste. Ma Tulum soffre anche per la presenza nelle
vicinance delle più belle e selvagge spiagge dei Caraibi, un tempo vuote e ora
invase dai numerosi visitatori stranieri.

Stonehenge (Gran Bretagna)
Situato nella piana di Salisbury, nel sud dell’Inghilterra, Stonehenge è un
complesso circolare di monoliti, vestigia di un’antica civiltà che suscita in
noi fascino e curiosità. Dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel
1986 Stonehenge appare oggi fuori dal contesto paesaggistico, stretto com’è da
parcheggi, strade e sottopassi in cemento, costruiti appositamente per
facilitare il flusso dei turisti.

Machu Picchu (Perù)
Il sito archeologico di Machu Picchu è un must per i turisti che visitano il
Perù. La solitudine (non più per molto, a quanto pare), la preziosità del sito
e l’atmosfera suggestiva che eserctano le rovine dell’antica cittadella Inca
sono nello stesso tempo fortuna e rovina di Machu Picchu. Ma la situazione è
peggiorata drasticamente da quando le autorità hanno deciso, nel 2006 di
facilitarne l’accesso con due nuove infrastrutture: un ponte e una strada. Una
pacchia per i 2500 visitatori al giorno che decidono di accedervi.

Jaisalmer (India)
Attratti dalla sua fortezza, miraggio dorato che sorge in mezzo al deserto del
Thar, Jaisalmer accoglie ogni anno migliaia di turisti. La cittadella appare
come un gigantesco castello di sabbia in cima alla collina del Trikuta. Nel
2008, 300mila turisti hanno visitato la città indiana, un numero tre volte
superiore a quello di dieci anni fa. Il numero sempre crescente di turisti sta
erodendo letteralmente la struttura, per i crescenti bisogni idrici e l’assenza
di vegetazione.

Timbuktu (Mali)
Contrariamente a quanto succede negli altri luoghi non sono i turisti a
costituire un pericolo per questo luogo ma il clima di terrorismo e la
frequenza dei sequestri. Nel novembre scorso il Foreign and Commonwealth Office
ha inserito Timbuktu e gran parte del nord del Mali nella lista dei luoghi in
cui non recarsi.

Bay of Fires (Tasmania)
I 30 chilometri di spiaggia della Bay of Fires, area protetta della Tasmania
fanno gola a molti. Soprattutto da quando la guida turistica Lonely Planet ha
classificato questa località tra le migliori del 2009. Apprezzatissima dai
turisti che invadono la zona, Bay of Fires rischia di soccombere al proprio
successo. Il tutto mentre gli aborigeni locali tentano di proteggere il
territorio dal degrado che una tale invasione turistica comporterebbe.

Mario Bozzi Sentieri


Commenti

Una Risposta a “Dove ci sta portando il turismo di massa?”
  1. Dionisio scrive:

    Per chi, come me, ha dedicato buona parte della sua prima giovinezza ai viaggi, ha moltissimo da recriminare rispetto all’avvento del turismo di massa di oggi, capace di creare più danni d’un’invasione devastante di locuste. Il senso del viaggio quale occasione di conoscenza, di crescita spirituale e culturale, di godimento estetico (tutte categorie dello spirito che esigono l’approccio individuale al “diverso”) ai giorni nostri è scomparso. Riporto solo questa mia esperienza. Quando andai in Egitto la prima volta, tanti anni fa, le piramidi erano piuttosto remote nel deserto, con la sfinge solitaria al loro fianco. Ci si arrivava con un taxi sgangherato e, una volta scesi, si era soli al cospetto di quelle creazioni strabilianti, uniche nel loro genere di monumenti eretti ad uomini-dei, quali erano considerati i faraoni, per propiziarne l’accostamento al dio-sole, Amun-Ra (Horus quando nasce e Aton quando tramonta), la massima divinità dell’antico Egitto. Era – sembra strano dirlo oggi – un’esperienza sublime. Si percorreva la Valle dei Re, dietro una svelta guida adolescente, in tre o quattro visitatori a dorso d’un asino (la visita di tutte le tombe principali richiedeva quasi l’intera giornata). Decine di feluche si disputavano sulle rive del Nilo i favori dei rari viaggiatori. Per arrivare ad Abu Simbel si viaggiava su una di quelle piccole navi con avanzamento a ruota simili a quelle che navigavano un tempo sul fiume Mississippi,sì, proprio quelle che vediamo talvolta in certi film western. E Il Cairo era un luogo col fascino della città araba ma soprattutto mediterranea, simile per tanti versi alla Napoli di allora, col suo allegro vocio, coi suoi tanti caffé all’aperto, la sua gente cordiale e scanzonata. Oggi la città, cresciuta smisuratamente, circonda addirittura le piramidi (abolendo quindi tutto il loro fascino di luoghi sacri), ed è diventata un’ecatombe di edifici degradati, marciapiedi dissestati, sopraelevate vorticose, brulichio di sovrappopolazione che incombe con densità pullulante e foltissima su ogni metro quadrato.Code mostruose di turisti vocianti si affollano davanti ad ogni tomba di Sakkara. Le feluche sono scomparse, sostituite da aliscafi sgangherati (simili, ma solo in questo, ai vecchi taxi d’una volta) che solcano il Nilo, il fiume immortale, sciando a tutta velocità e riempiendo l’aria del loro suono sgradevole e assordante. Anche ad Abu Simbel oggi si arriva con aliscafi gremiti di turisti che, una volta giunti nel luogo magico, lo trasformano immediatamente in una specie di volgare e chiassoso luna park.
    Quanti altri luoghi di grande bellezza e suggestione sono diventati così…! Peccato. Soprattutto per i nostri nipoti e i loro figli. I quali, forse, riscopriranno la magia del viaggio in un autentico “altrove” quando cominceranno i voli interplanetari.

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