Evoluzionisti, w la specie, abbasso la persona umana

Le ipotesi della scienza evoluzionistica non sono incompatibili con la fede cristiana. I Padri della Chiesa sostenevano, infatti, che Dio ha posto nella materia le capacità – le rationes seminales – necessarie a generare nel tempo le diverse creature.
Incompatibili con la fede sono, invece, le nozioni scientifiche manipolate e sofisticate da Darwin e dai suoi seguaci, allo scopo di rovesciare la teologia cristiana nell’ipotesi mitologica che attribuisce al Caso la creazione di tutti gli organismi viventi.
L’esame critico e la confutazione della dottrina darwiniana sulla divinità del Caso, pertanto, competono alla filosofia e non alla scienza sperimentale.
Prima di consultare gli artefatti testi della biologia evoluzionistica, gli studiosi intesi alla demistificazione del darwinismo devono compiere una faticosa e spregiudicata esplorazione delle filosofie acquattate sotto le maschere e i travestimenti scientifici.
Nicola Abbagnano, un pensatore che non può essere sospettato di creazionismo, aveva, peraltro, stabilito che l’ipotesi evoluzionistica apparve proprio nel momento in cui l’idea romantica ed idealista del progresso si affermò nella sua massima universalità.
Pubblicato in questi giorni, per i tipi dell’editrice veronese “Fede & Cultura”, il convincente saggio “Contro Darwin e i suoi seguaci” soddisfa l’esigenza di una rigorosa indagine filosofica proponendo il resoconto di un viaggio nel labirinto delle filosofie (di Condorcet, Hegel, Schelling, Comte e Marx) dalle quali Darwin dipendeva.
Autori dell’esauriente saggio sono Francesco Agnoli ed Alessandro Pertosa, due giovani, animosi e qualificati esponenti dell’avanguardia cattolica, che si è ricostituita dopo gli anni della decadenza progressista.
La lucida risolutezza dei due giovani studiosi ha osato aprire l’armadio in cui sono conservati gli scheletri del darwinismo, cioè le camuffate sofisticazioni, i taciuti filosofemi, i nascosti, inconfessabili furori, il devastante pessimismo e la tanatofilia.
Investigate senza imbarazzi e rispetti umani, le teorie dettate dal delirio filosofico in cappa bianca tradiscono le loro segrete magagne; la condanna della pietà e l’avvilimento della persona umana al rango dell’animalità. Non il rispetto degli animali, ma l’animalismo, l’abbassamento dell’uomo alla stalla, dove è trattato come il risultato di una specie senza anima e perciò sottoposto agli spietati imperativi dell’eugenetica.
L’ideologia evoluzionistica vuole che la legge tuteli soltanto il bene della specie. Il singolo in cui non si attua l’evoluzione della specie, non ha diritti e può essere soppresso o lasciato morire.
Senza vergogna, scriveva Darwin: “Noi uomini civilizzati facciamo di tutto per arrestare il processo di eliminazione; costruiamo asili per pazzi, storpi e malati; istituiamo leggi per i poveri ed i nostri medici esercitano al massimo la loro abilità per salvare la vita di chiunque all’ultimo momento. Vi è motivo per credere che la vaccinazione abbia salvato un gran numero di quelli che per la loro debole costituzione un tempo non avrebbero retto al vaiolo. Così i membri deboli delle società civilizzate propagano il loro genere. Nessuno di quelli che si sono dedicati all’allevamento degli animali domestici dubiterà che questo può essere altamente pericoloso per la razza umana”.
Prima di sprofondare nella follia, Nietzsche, fedele interprete del darwinismo e perciò implacabile accusatore della religione che riconosce la sacralità della persona umana, dichiarava a sua volta: “La compassione intralcia totalmente la legge dell’evoluzione, che è legge della selezione. Essa conserva ciò che è maturo per la fine, oppone resistenza a vantaggio dei diseredati e dei condannati dalla vita, essa conferisce alla vita stessa, attraverso l’abbondanza dei malriusciti di ogni specie che conserva in vita, un aspetto grigio e precario”.
Dietro il casto paravento buonista e umanitario, è questo il programma soggiacente agli aborti terapeutici, alle manipolazioni genetiche e alle eutanasie: illuminare, festeggiare la vita mediante il bestiale sacrificio dei c. d. malriusciti.
Sennonché la festa dell’evoluzione è una scena precaria e senza luce. Non appena si pone la domanda sulla finalità il mito evoluzionistico dilegua e svanisce nelle nebbie del pessimismo radicale, dove regna la natura insensata, la madre tenera e feroce, incubo che domina gli scritti dei maestri del sospetto, Leopardi, Schopenhauer e Nietzsche.
I vertici dell’evoluzione sono le immagini della morte e del nulla. Non stupisce, dunque, che l’estremo orizzonte dell’evoluzionismo sia l’apologia della dolce morte. Umberto Veronesi, borioso e malinconico epigono di Darwin, giustifica rappresentando il suo incubo gnostico: “Il mondo è pieno di mostruosità, di orrori, di sbagli, dove tutti sono contro tutti”.
PIERO VASSALLO







Definizione convincente e irrefutabile della teoria darwiniana. Insieme a Freud, Darwin si è affannato a negare dell’umanità il lungo cammino compiuto in nome della ricerca e dell’affernazione della componente più elevata di sé, quella spirituale. Tolta quella, rimane solo la componente animale, anzi ferina, perché l’uomo è da più dell’animale, giacché possiede l’intelligenza.
Un bel salto all’indietro che, grazie a loro, oggi l’umanità sconta duramente.
Ho scritto “definizione” ma l’intenzione era di scrivere “confutazione”. Chiedo scusa a Vassallo.
Non sono d’accordo con questo articolo.
Le teorie evoluzioniste sono la cornice in cui si collocano tutte le osservazioni scientifiche nell’ambito della biologia. E’ vera scienza, anche se le teorie darwiniane sono state a suo tempo strumentalizzate dalle teorie eugenetiche, queste sì presuntamente scientifiche.
Vi propongo un articolo pubblicato nel mio sito internet:
PERCHE’ GLI ESSERI UMANI SONO DIVERSI
http://www.ecofantascienza.it/articolo.php?id=36
Questa intelligente analisi , mi fa venire a mente tutta quella serie di documentari naturalistici, alcuni belli, altri strepitosi (quelli della BBC)che seguono immancabilmente la logica denuciata da Vassallo.
Si mostrano foreste, animali, predazioni, scene di caccia, cascate, lotte accoppiamenti migrazioni di uccelli, di balene : ne ricordo diversi, particolarmente affascinanti, dove le orche marine quasi si spiaggiano per raggiungere le foche. Sono documentari interessanti, ben fatti, realizzati con grande professionalita’e, spesso, poesia. Ma alla fine, SEMPRE, ineluttabile, la conclusione e’ lo scempio che l’uomo fa di tutto quello che abbiamo appena ammirato. L’uomo, dunque, visto, ripeto SEMPRE, come l’eterna minaccia alla vita, alla bellezza, alla natura. L’uomo come NEMICO, l’uomo come la vera bestia da isolare, l’uomo come una perniciosa escrescenza, un cancro incurabile da estirpare dalla Dea Terra.
Peccato che Vassallo si sia dimenticato il seguito della citazione di Darwin:
Quindi la nostra media naturale di accrescimento, sebbene produca molti mali evidenti, non deve essere per nessun mezzo diminuita [..] Per quanto importante la lotta per l’esistenza sia stata e sia ancora tuttavia per quello che concerne la parte più elevata dell’umana natura, VI SONO ALTRI AGENTI PIU’ IMPORTANTI. Perchè le QUALITA’ MORALI HANNO PROGREDITO, sia direttamente od indirettamente, molto più per opera degli effetti dell’uso, delle potenze del ragionamento, dell’istruzione, della religione, ecc., che non per opera della scelta naturale.”