Caro Bampi, la comunità è debole, L’Islam è forte
![]()
Il prof. Franco Bampi, nel suo intervento (del 3 febbraio) su il Giornale sottolinea un problema di rilevante interesse che possiamo riassumere così: se la comunità locale è forte e compatta non prova naturalmente alcun timore nei confronti dell’altro e del suo credo religioso. Il titolo dato all’intervento (“la paura dei musulmani è figlia della paura”) riproduce bene il senso del suo contenuto. Realisticamente però noi siamo costretti a considerare che né la comunità locale (genovese e/o ligure) né quella nazionale appare poi, per lo meno nel corso degli ultimi sessant’anni, particolarmente coesa. E’ noto che Gianfranco Miglio ha ritenuto che le “piccole patrie” siano effettivamente più solide delle grandi e che, essendo in corso la globalizzazione, esse, se reagiscono, tendono ad essere reattive (nella loro popolazione) più che le grandi, le quali, accogliendo al proprio interno più forme di mediazione, tendono a presentare un atteggiamento che può essere definito ambiguo (in relazione alle trasformazioni che la mondializzazione impone). Ora la questione della moschea a Genova e della presenza islamica nel nostro paese (propria a cominciare dalla città di Genova e dalla regione Liguria) impone alcune precisazioni.
In una qualche misura i cittadini hanno paura (anche a causa di pregiudizi) ma soprattutto perché hanno sperimentato che prima della legge Bossi-Fini sull’immigrazione, c’era la tendenza (dei politici di sinistra) a proporre leggi moderate in materia o a nicchiare sulle loro rigorose applicazioni. Dopo, taluni giudici, volendo dare più forza all’opposizione nei confronti del centrodestra, hanno cominciato un’opera di freno per moderare gli effetti della legge in questione proposta ( a suo tempo) e varata dallo stesso governo di centrodestra. Diciamola tutta: se la Svizzera si fosse comportata come si è comportata l’Italia per una quindicina d’anni, sarebbe un paese completamente diverso. L’attenzione micragnosa, la cura e la resistenza che invece gli Elvetici oppongono all’immigrazione, selezionandola, e frenandone all’interno le volontà e le velleità di espansione in materia di religione, la dice lunga sul costante monitoraggio di un fenomeno di cui non possono fare a meno ma dal quale non vogliono essere mutati. Essi difendono ostinatamente la storia e la tradizione del loro paese. Ci saranno anche delle grettezze, ne sono convinto ma, va ricordato, che troppi leaders arabi vanno da tempo coltivando la convinzione e la speranza di riuscire a conquistare (finalmente!) il nostro continente. Sappiamo che a suo tempo Arabi e Turchi ci hanno ripetutamente provato. E perché si dovrebbe trascurare questo passato o, peggio, volgere le spalle a quanto è accaduto?
Se volessimo riprendere il tema di una discussione non attualissima ma mai davvero esaurita, quella relativa alla “morte della patria” (con riferimento al tragico 8 settembre del 1943), ci accorgeremmo che quelle fratture non le abbiamo davvero ancora ricomposte e suturate e, purtroppo, non abbiamo più, solido e incontrovertibile, quell’amor di patria che fece dire a Nicolò Machiavelli (in una lettera a Francesco Vettori del 16 aprile 1527) “Amo Messer Francesco Guicciardini, amo la patria mia più dell’anima”. E la patria in questione era la Repubblica Fiorentina, il cui segretario, appunto, sognava la formazione di uno Stato assoluto rinascimentale che permettesse alla penisola (o ad una parte ampia di essa) di resistere alle invasioni di Francesi e di Spagnoli; l’ultima, quella dei mercenari tedeschi (di religione luterana) si concluderà con il drammatico “sacco di Roma”(1527). Tale straordinario “amor di patria” se lo si è rivissuto nel periodo risorgimentale ed continuato lungo i decenni (pur con fasi alterne) ha incontrato nello sfacelo della seconda guerra mondiale un’incrinatura che lo ha revocato in dubbio. E questo fenomeno (per concomitanza di cause diverse) ha colpito sia le piccole patrie (caratteristiche del municipalismo italiano) sia la grande, l’Italia appunto. Questa fragilità generale insiste, rinvigorita da forme di giacobinismo di estrema sinistra (per quanto mi riguarda ai limiti della cretineria pura e semplice). Ecco perché non si può indulgere a quel tipo di liberalità dalle maglie larghe che generalmente si ritorce contro coloro che la praticano. “…perché dove si delibera al tutto della salute della patria, non vi debbe cadere alcuna considerazione né di giusto né di ingiusto, né di piatoso né di crudele, né di laudabile né di ignominioso; anzi, posposto ogni altro rispetto, seguire al tutto quel partito che le salvi la vita e mantenghile la libertà (N. Machiavelli, Discorsi sulla prima deca di Tito Livio, III, XLI). Se, per avventura, davvero dovessero risorgere le antiche patrie, andando ben oltre, dunque, il federalismo già approvato dal governo Berlusconi, mi auguro che esse siano coese e non siano imbelli, così come mi auguro che sia sempre più coesa l’attuale Repubblica nella configurazione istituzionale del presidenzialismo.
Claudio Papini







“l’incompreso flagello che stiamo vivendo con l’invasione islamica dell’Occidente”
(
“L’Europa non è più l’Europa; è diventata l’«Eurabia», una colonia dell’islam, nella quale l’invasione islamica non procede soltanto in senso fisico ma penetra anche nelle menti e nella cultura. Il servilismo nei confronti degli invasori ha avvelenato la democrazia, con ovvie conseguenze per la libertà di pensiero e per lo stesso concetto di libertà”
(
“tre punti che considero cruciali
Punto numero uno. [...] l’immigrazione [...] il Cavallo di Troia che ha penetrato l’Occidente e trasformato l’Europa in ciò che chiamo Eurabia. [...].
Punto numero due. Non credo nella fandonia del cosiddetto pluriculturalismo. [...] E ancor meno credo nella falsità chiamata Integrazione. [...] gli immigrati mussulmani materializzano così bene l’avvertimento che nel 1974 ci rivolse all’ONU il loro leader algerino Boumedienne. «Presto irromperemo nell’emisfero Nord. E non vi irromperemo da amici, no. Vi irromperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria. [...].
Punto numero tre. Soprattutto non credo alla frode dell’Islam Moderato. [...] E continuerò a ripetere: «Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere»”
(”Sì, io odio i Bin Laden. Odio gli Zarkawi. Odio i kamikaze e le bestie che ci tagliano la testa e ci fanno saltare in aria e martirizzano le loro donne. Odio i bastardi che insozzano le facciate delle chiese. Odio gli Ward Churchill, i Noam Chomsky, i Louis Farrakhan, i Michael Moore, i complici i collaborazionisti, i traditori, che ci vendono al nemico”
(
“Non è vero che la verità stia sempre nel mezzo. A volte sta da una parte sola”.
(
“[...] sono crollati e crollano [...] tutti i popoli che dimenticano di avere un’anima. Ci stiamo suicidando, cari miei. Ci stiamo uccidendo col cancro morale, con la mancanza di moralità, con l’assenza di spiritualità. [...] Ecco perché l’Europa è diventata Eurabia e l’America rischia di diventarlo. Ed ecco perché, segnati in fronte dal marchio di cui parlo ne «L’Apocalisse», il marchio della schiavitù e della vergogna, molti occidentali finiranno inginocchiati sul tappetino a pregare cinque volte al giorno il nuovo padrone cioè Allah”
(
“[...] l’Occidente è [...] malato. Malato del cancro morale e intellettuale di cui parlo nella mia Trilogia. E sa qual è il particolare più miserevole? È che ad alimentare quel cancro sono proprio coloro i quali si definiscono progressisti, illuminati, liberali, uomini e donne di sinistra”
(
“Dal Pacifico all’ Atlantico, dall’Atlantico al Mediterraneo, dal Mediterraneo al Mar Artico, l’Occidente è malato di una malattia che nemmeno miliardi di cellule staminali potrebbero guarire: il cancro morale, intellettuale e morale [...] Proprio a causa di quel cancro non comprendiamo più il significato della parola Morale, non sappiamo più separare la moralità dall’immoralità o dall’amoralità”
(”[...] Eurabia dove parlare di pietà e di speranza non va più di moda, dove le radici cristiane non sono più rivendicate nemmeno da una presunta Costituzione”
“Non si può sopravvivere se non si conosce il passato. Noi sappiamo perché le altre civiltà sono scomparse: per eccesso di benessere e ricchezza e per mancanza di moralità e spiritualità… Nel momento stesso in cui rinunci ai tuoi principi e ai tuoi valori… in cui deridi questi principi e questi valori, tu sei morto, la tua cultura è morta e la tua civiltà è morta”
“[...] Ratzinger ha ragione quando scrive che ormai l’Occidente nutre una specie di odio verso sé stesso, non ama più sé stesso”
(
“Benedetto XVI. Un Papa [...] che io rispetto profondamente da quando leggo i suoi intelligentissimi libri. Un Papa, inoltre, col quale mi trovo d’accordo in parecchi casi. Per esempio, quando scrive che l’Occidente ha maturato un odio con-tro sé stesso. Che non ama più sé stesso, che ha perso la sua spiritualità e rischia di perdere anche la sua identità”
(
“Io sono atea, e se un’atea e un Papa pensano la stessa cosa ci deve essere qualcosa di vero. È semplicissimo! Qui ci deve essere qualche verità umana che va al di là della religione”
(
”
“La gente come me ha un bel dire: io-con-la-chiesa-cattolica-non-c’entro. C’entro, ahimè c’entro”
“Di sicuro vi sono molte cose che vorrei cambiare. Cioè non mantenere, non conservare. Una è l’uso e l’abuso della libertà non vista come Libertà ma come licenza, capriccio, vizio. Egoismo, arroganza, irresponsabilità. Un’altra è l’uso e l’abuso della democrazia non vista come il matrimonio giuridico dell’Uguaglianza e della Libertà ma come rozzo e demagogico egualitarismo, insensato diniego del merito, tirannia della maggioranza”
“in America, oggi, il rischio della dittatura non viene dal potere esecutivo: viene dal potere giudiziario. E nel resto dell’Occidente, lo stesso. Pensi all’Italia, dove, come ha capito la Sinistra che se ne serve senza pudore, lo strapotere dei magistrati ha raggiunto vette inaccettabili. Impuniti ed impunibili, sono i magistrati che oggi comandano. Manipolando la Legge con interpretazioni di parte cioè dettate dalla loro militanza politica e dalle loro antipatie personali, approfittandosi della loro immeritata autorità e quindi comportandosi da padroni”
****************************************************************************
Queste sono solo “alcune” affermazioni tra le tante di quel Profeta laico a nome Oriana Fallaci.
Anch’io ho letto l’irritata lettera dell’amico Bampi, e non la condivido in nulla, meno che mai quando si scaglia con violenza, insultando,contro l’autore di una lettera a lui sgradita.
Il contesto in cui l’antica Repubblica genovese permise allora la costruzione in Darsena di una moschea, e’ “leggermente” diverso da quello attuale, e non solo perche’ i mussulmani erano giunti alle porte di Vienna ben due volte e perche’ non c’era stato un 11 Settembre, ma perche la minacciosa profezia di Boumedienne nel suo famoso discorso del 1974 all’ONU è in pieno svolgimento. “Con le nostre leggi ci invaderemo e con le loro leggi ci domineranno” disse Bernardini, vescovo di Smirne il 12 Ottobre 2006, ed ancor prima, in Italia, l’allora vescovo di Bologna, Cardinale Biffi auspicava che cessasse/diminuisse l’arrivo di immigrati mussulmani. Bampi parla di paura : io in mezzo agli arabi ci vivo dal 1985, nel centrostorico genovese, e di tutto mi si puo accusare, tranne che di aver paura, ma al contrario di Bampi, proprio perchè vivo in mezzo a loro mi considero un fortunato osservatore di certi cambiamenti. Le donne arabe, qui da noi, prima dell’11 Settembre non andavano tutte in giro velate, ma solo le anziane, il macellaio italiano di Canneto il Curto,( uno che ancora resiste) solo dopo l’11 Settembre ha dovuto togliere dalla vetrina il muso di maiale che vi aveva sempre esposto, e l’amico Mohamed di Vico dei Caprettari, dopo l’11 Settembre fa finta di non vedermi quando passo, e mi da la mano solo quando nessuno dei suoi lo vede. Ho parecchi amici tra loro, uno, Simone,e’ proprietario di due negozi di “besagnino” in Vico dei Macelli e in Canneto il Lungo : ci passi, l’amico Bampi, e in quello di Canneto vedrà esposti sia il ritratto di Napolitano che quello del Re Hassan del Marocco con la sua bella moglie, due miei piccoli omaggi che mi procurano sempre frutta di prima scelta al giusto prezzo, con l’aggiunta, gratuita, di una tale quantita’ di “odori” che son costretto a rifiutarli.
E ancora : il fornello restituito alla negoziante di San Bernardo dove un teppistello l’aveva rubato, perchè ” siamo di Ramadan”…sono migliaia gli esempi di pacifica e a volte cordiale convivenza che potrei portare, ma c’e’ un sospetto di fondo, reciproco, tra loro e noi, che non si misura a parole : si “sente”. Non per nulla terminavo il racconto ” Quell’Imam di Vico Pece ” con le parole ( alludendo al dopo 11 Settembre )
” Qualcosa si era spezzato quel giorno, se mai c’era qualcosa da potersi spezzare. Lo sa Matteo e lo sa Mohamed. Il dubbio e’ chi “lo sa di più..ma questa è un’altra storia “. ( GENOVA PROFONDA).
Forse ciò che sta accadendo è inevitabile, forse non accadrà il peggio, forse …
Forse.
Certamente lo si diceva anche dopo aver letto il Mein Kampf di Adolfo Hitler, reincarnato con la barbetta da teppista nella Repubblica Islamica.
E non dovrò essere certo io a dover spiegare all’amico Bampi cosa diceva l’uno e cosa dice l’altro, e cosa accadde prima e durante il proseguimento della Grande Guerra.
Suggerisco solo, prima di perdere le staffe,di pensare a cosa significa
“Dar Islam” (e magari leggersi il libro di Pierfrancesco Prosperi, La Casa dell’Islam “, per l’appunto).
L’identità equivale a personalità, a carattere. Chi ha personalità e carattere ha la forza che deriva dalla consapevolezza di sé, dalla consapevolezza del valore del suo sé. Per questa ragione non è disposto a sottomettersi ad altre personalità, ad altri caratteri, ad altre identità, ma lotterà fino alla morte per conservare la propria. E questo vale sia per gli individui che per le comunità. Se in certe comunità esiste una componente che ha perduto il proprio carattere e la propria identità (come, purtroppo, accade nella nostra comunità) è proprio quella che comprende gli individui che blaterano di “paura” ad essere privi di personalità e di carattere, quindi sono loro che hanno “paura” e, per questa ragione, sono pronti a sottomettersi agli altri.