Basaglia – esempio di buona fiction e pessima storicizzazione

febbraio 8, 2010 da Redazione  
Capitolo Cinema e Televisione

citt_deimatti_gifuni-pucciniR375

L’apparente buon lavoro fatto con la fiction “C’era una volta la città dei matti”, la cui prima parte è andata in onda ieri sera sulla Rai ( la seconda parte stasera), non ci deve impedire di esercitare la dura critica storica.  Il TV movie in due puntate prodotto dalla Ciao Ragazzi di Claudia Mori per Rai fiction, diretto da Marco Turco (già regista di “Rino Gaetano”) e dedicato alla vita dello psichiatra Franco Basaglia, è l’esempio lampante di come si possano realizzare dei validi prodotti filmici per il tubo catodico pur tradendo la verità. Regìa di buona fattura, ricostruzione ambientale e scenica eccellente, attori perfettamente nella parte e recitazione misurata, mai sopra le righe. Su tutti il protagonista, Fabrizio Gifuni, che interpreta il celebre “uomo dei matti”. Il tono è sommesso e vincente, mai didattico. Un tema sensibile come quello dei malati psichici e degli emarginati viene inoltre trattato con inconsueta delicatezza e  un certo tratto realistico non sconfina mai nello scimmiottamento di schemi cinematografici  desueti. Il fatto è che alla qualità della confezione  non corrisponde una adeguata oggettività dei contenuti: infatti, la vita del professore veneto e le sue imprese vengono cantate in gloria, nessun dubbio circa le conseguenze della famigerata legge 180, figlia delle sue innovazioni sessantottine, non una parola intorno alle problematiche ingenerate dal “liberi tutti” che chiuse i manicomi. Nessuno vuol difendere o riaprire strutture sorpassate dai tempi e dalla moderna sensibilità. Ma da qui a santificare il Basaglia e il suo comunismo psichiatrico sessantottino, che tanti disperati ha messo nelle strade (sulla scia di Foucualt e Lang), ce ne passa. L’insipienza culturale di alcuni dirigenti RAI è tale che impedisce agli stessi di vedere  peccati ed omissioni. La fiction in questione lascia passare codici  marcatamente ideologici, proprio dalla soglia che dovrebbe essere sorvegliata dai mastini del centrodestra liberale.  Sveglia gente! E’ l’ora di smetterla con il linguaggio dei post-marxisti, con le loro fisime seppellite dai fatti, con le loro storicizzazioni falsate dal pregiudizio. La libera cultura, quella vera, non soggetta a schemi e a storture, vuole farsi largo ma voi, cari burocrati berlusconiani, ahimé, non siete in grado di comprenderlo.

MAURIZIO GREGORINI

Commenti

6 Risposte a “Basaglia – esempio di buona fiction e pessima storicizzazione”
  1. Simone scrive:

    Oggi senza i manicomii un Nietzsche, un Artaud sarebbero sanissimi; con la storia della borghesia è finita pure la storia della pazzia.

  2. Barbara scrive:

    Mi sono rifiutata di vederlo di proposito. Avendo avuto una parente stretta che ha dovuto far fronte a un problema del genere in famiglia, la “fiction” (quanto detesto questa parola che non vuol dire assolutamente nulla, giacché significa “finzione” e tutto quanto in tv o al cinema è finzione) in oggetto non poteva che essere ideologica e apologetica del personaggio Basaglia e della sua famigerata Legge 180. Una frase-chiave atta a comprendere la sua filosofia è: “il malato psichiatrico deve entrare in mezzo a noi con tutto il suo sociale”. In altre parole, LIBERI TUTTI! E difatti un obiettivo è stato raggiunto: tutti con lo scolapasta capovolto in testa, senza più alcuna differenza tra gli psicopatici e i normali. Anzi, criminalizzazione totale del concetto di “normalità”. Basaglia è un personaggio da archiviare al più presto.

  3. Dionisio scrive:

    D’accordo con Simone e con Barbara. Infatti il “liberi tutti” (non solo dei pazzi, ma anche di tutti i guastatori presenti e numerosi in ogni comunità) è stato funzionale per imprimere lo scrollone definitivo all’ordine della società borghese in modo da demolire il concetto di devianza per instaurare il felice regno di Utopia (propiziato dal lungo cammino dei pensatori ultracogitanti ed esploso in quella pazzia ultralibertaria che è stata il Sessantotto, nato dalla fusione del marxista pensiero col permissivismo di stampo freudiano-darwiniano) dove il Carnevale, in cui ogni valore e consuetudine viene rovesciato nel suo contrario, non dura più un solo giorno ma l’intero anno e l’intera esistenza, per la riduzione dell’umanita alla parte peggiore di sé con la predominanza dell’istinto e l’oscuramento della ragione. Questa è la condizione in cui taluni ritengono ancora di poter permanere (donde la necessità di esaltare la figura di un Basaglia quale illuminato benefattore), ma da cui invece bisognerà uscire quanto prima per ristabilire i fondamenti della logica e del senso comune riappropriandoci di quel pensiero forte che i nostri progenitori ci avevano lasciato quale guida per non uscire dal seminato e per salvaguardarci dalla tirannide che alla fine del carnevale inevitabilmente si instaura.

  4. Dionisio scrive:

    D’accordo, ovviamente, anche col nostro Gregory; ho trascurato di dirlo subito perché lo davo per scontato; ma lo preciso perché dalla torre d’avorio dove sta asserragliato per giudicarci e promuoverci, potrebbe – non si sa mai! – risentirsene (come si vede, anche noi siamo un po’ contagiati dallo spirito del carnevale perenne).

  5. dionisio scrive:

    Scusa, Maurizio, non ricordavo più l’ultima riga dove c’è l’invettiva contro i burocrati di Berlusconi. Assodato che le TV del Berlusca hanno la loro parte di responsabilità nel propinarci spazzatura culturale (culturale: si fa per dire) d’ogni genere e sorta, compresa quella del politicammente corretto ancora legata a un’ideologia già morta ma ancora attiva al modo degli zombi che non vogliono arrendersi all’oltretomba dove dovrebbero starsene (perché anche al Biscione, nevvero, non mancano esponenti di quell’area), dare però al Silvio nazionale anche la responsabilità di quello che fa la RAI, dove è noto che, anche col centrodestra al governo, la sinistra continua a decidere almeno per l’80%, mi sembra ingiusto. Non possiamo continuare a fare carico di ogni cosa che non va sulle spalle di Berlusconi, sia perché non può risolvere tutto da solo, sia perché prendere a bersaglio solo lui diventa un giochino autolesionista. Il problema è che tutta (o quasi)la classe politica del centrodestra continua a sottovalutare in modo ignobile la questione determinante della cultura e si ostina a non operare quello spoil sistem (almeno dove potrebbe farlo) con la sistematicità e l’implacabilità che noi vorremmo. E’ su questo che dobbiamo elevare i nostri ruggiti più potenti, senza, questo sì, risparmiare nessuno: Bondi, tanto per fare un nome di chi ha una responsabilità in questa questione, ma non è il solo (guarda anche che assessori alla cultura abbiamo in tanti comuni di centrodestra).

  6. Barbara scrive:

    Consiglio anche quest’ottimo pezzo di Veneziani sullo stesso tema. “Dopo la fiction su un santo, Agostino, una su un laico de sinistra, Basaglia; dopo un papa de sinistra, un papa de destra, per una fiction blando-revisionista tre fiction antifasciste sui partigiani e le vittime del nazismo; se c’è un De Gasperi ci vuole un Di Vittorio… Finiscono le culture e i partiti di riferimento, ma i santini no.” Potenza del pluralismo!

    http://www.ilgiornale.it/cultura/basaglia_santo_subito_sarebbe_pazzia/08-02-2010/articolo-id=420229-page=0-comments=1?&LINK=MB_T

Cosa ne pensi?

Scrivi cosa ne pensi...
e, se vuoi un'immagine che descriva meglio il tuo commento, prendi un gravatar!