Scandalo all’Università

marzo 9, 2010 da Redazione  
Capitolo Giovani

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Noi del Culturista non possiamo nasconderci la gravità della recente denuncia del consigliere regionale ligure Angelo Barbero che ha portato alla ribalta convinzioni già largamente diffuse fra tutti coloro che da qualche decennio hanno guardato alla situazione delle nostre università con viva preoccupazione. Non mi riferisco tanto al vezzo (che è un vero e proprio vizio) da parte di alcuni docenti di trasformare la lezione in una sorta di comizio (di solito antigovernativo, quando al governo naturalmente è il centrodestra). Molti insegnanti sono di modesta caratura scientifica e certamente pensano di rendere più interessanti in tal maniera le loro lezioni. Si illudono questi Demostene in pectore. Ottengono solo il risultato di infastidire non pochi studenti ai quali, quello che essi dicono, entra da un orecchio e regolarmente esce dall’altro. Questo  primo contenuto della denuncia illustra un fenomeno che genera fastidio ma il cui effetto è di scarso rilievo. D’altra parte va segnalato che anche nella scuola media di secondo grado il numero dei comizianti prestati all’insegnamento è piuttosto alto e non pochi genitori, allarmati dai figli, vengono segnalando tali situazioni  ai rispettivi Dirigenti Scolastici, sovente con risultati scarsi oppure nulli.

Il consigliere Angelo Barbero parla però di un corso universitario “dalle grandi risorse ed enormi potenzialità, purtroppo inespresse, a causa del potere e dell’influenza esercitati su di esso dall’estrema sinistra.” Aggiunge inoltre che quel corso “ è infatti in mano a quella parte della sinistra che, non più rappresentata nelle sedi politiche e istituzionali, occupa il potere nelle aule universitarie, ovviamente non in funzione degli studenti. Non è un caso che la facoltà di Savona continui a perdere iscritti molto più che nel resto d’Italia causato senza dubbio da insegnamenti non  confacenti alla didattica di oggi, che non rispondono alle esigenze del mercato.”

Direi che siamo in presenza di uno dei tanti casi esemplari che  emergono(dal passato prossimo) in molte sedi di facoltà universitarie nella nostra penisola: si tratta di una sorta di curiosa privatizzazione di un segmento di struttura pubblica, alimentata con i soldi della collettività. La motivazione (guarda caso!) è, come al solito, politica. Ed è una scusante inaccettabile. Quel che però sconcerta è la genesi di questi fenomeni. E’ evidente che all’interno di determinate facoltà universitarie in certi anni è venuto meno (qualora beninteso prima vi allignasse) quello che si chiama “orgoglio corporativo e scientifico” e che impedisce l’arruolamento del personale per “motivi politici” del tutto prevalenti rispetto alla seria e collaudata preparazione scientifica. Ora sappiamo tutti che la società è percorsa, sovente, se non investita (e talora pervasa e ubriacata) da specifiche bufere di natura cultural-politica  che tendono a rompere le dighe degli equilibri esistenti nell’ambito dei diversi atenei. Qualora nelle rispettive facoltà manchi una capacità selettiva seria (messa peraltro già a dura prova da forme incancrenite di feudalesimo nepotistico), non vi è dubbio che l’arruolamento diventa per lo più ispirato da criteri che poco hanno a che fare con la ricerca scientifica e la didattica. Se questo è il punto d’inizio, nulla di strano che determinate situazioni finiscano per presentare alla lunga tratti di marcescenza, destinati ad identificarsi pericolosamente con i costumi di gruppi di pressione, di combriccole capaci di coniugare prassi obsolete con atteggiamenti prepotenti  non alieni da mentalità parassitaria, quasi fossero come quei famosissimi enti inutili che,  se non il pregio, hanno il pudore almeno di cercare, nascondendosi, di conseguire l’anonimato assoluto. Se la denuncia del consigliere Angelo Barbero è fondata, come siamo portati a credere fino a prova contraria, su riscontri effettivi, non c’è dubbio che siamo, in presenza in quel di Savona, di una costumanza che ritenevamo estranea alla Liguria, perché più facilmente reperibile nell’ambito di quegli enormi atenei che sono stati costruiti in determinate parti d’Italia. E’ chiaro che laddove nei decenni passati il potere politico costruì complessi universitari  mastodontici frequentati cioè da centinaia di migliaia di studenti, quegli atenei finivano con l’essere in parte ingovernabili e favorivano il sorgere di isole e nicchie fuori controllo. Di solito le ideologie estremistiche facevano da paravento ad interessi non del tutto commendevoli e sovente inconfessabili.

Claudio Papini

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