Ascanio Celestini, il guitto astuto

luglio 23, 2010 da Redazione  
Capitolo Teatro

ascanio_celestini

C’è un personaggio che negli ultimi tempi imperversa sui teleschermi e i palcoscenici nazionali, capace di ammaliare gli utenti/spettatori rimbambiti grazie ad una sofisticata arte affabulatoria. Già, perchè l’Ascanio Celestini da Marxistolandia sembra genuino e facile, verace come un’ostrica di Mont Saint Michel, in realtà utilizza sapientemente tutte le tecniche e gli escamotage del narrare per rendere appetibili i suoi personaggi e portare il pubblico nel suo cantuccio. E lo fa assai bene, bisogna dargliene atto. Già nell’aspetto, il nostro bardo, ispira fiducia. Quel visetto da bimbo male alimentato e cresciuto tra i fumi tossici della fabbrica, il pizzetto da intellettuale di sezione, così affidabile e idealista. La vocina fessa che tanto intenerisce tutte le mamme postmoderne. Ma dietro la facciata fru fru si nascondono affermazioni estremamente ideologiche e inquinate da una visione retrograda. I suoi personaggi sono sempre poveri cristi appartenenti al popolo, derelitti e vessati dalle istituzioni (solo se destrorse, ovviamente), che mai, con abile stratagemma retorico, affrontano a muso duro il nemico; al contrario restano passivi, subiscono inermi, come se il mondo si dividesse in cattivi dominanti e buoni in catene…Inquietante e pericolosa visione marxista, degna di Lucaks o chi per lui. A Nietzsche verrebbe l’orticaria nello scorrere la galleria dei caratteri che il proletante mette in scena. E’ sufficiente leggere le pagine dell’Ascanio tratte dall’antologìa di narratori edita da Einaudi e intitolata “Questo terribile, intricato mondo”, per rendersi conto di quali luoghi comuni sinistri incarni dietro le falde puzzone del suo costume da giullare innocente. Il guitto s’impelaga in un pericoloso raccontino anticlericale, durante le cui righe il povero papa Ratzinger crepa in un incidente aereo. Tra i vari caratteri, al solito ben tratteggiati dal buffoncello, spiccano gli zingari buoni e il bravo immigrato clandestino sfruttato dall’imprenditore italiano, evasore e bandito quanto basta. C’è n’è abbastanza per inorridire. Quelli come il Celestini dovrebbero aggiornarsi un pò e cominciare a guardarsi attorno. Il mondo, caro Asca, va avanti e le cose non si possono più chiudere nel cesso ammuffito dei cliché ideologici. Fino a che non lo avrai capito, Cele, resterai il giullare di un’ esigua, sorpassata minoranza.

MAURIZIO GREGORINI

Commenti

2 Risposte a “Ascanio Celestini, il guitto astuto”
  1. Claudio Papini scrive:

    Caro Maurizio, non conosco siffatto personaggio. Non ci tengo e me ne terrò alla larga. Quello di cui l’infelice non si rende conto che la sinistra (italiana) è tutta una favola ovvero un pallone gonfiato e forse una vescica che perde aria. Egli dunque decadrà sul molliccio e sarà uno dei tanti “decadenti sul molliccio”.

  2. Molto divertente, anche se prendersela con uno dei più inoffensivi istrioni-pagliacci è come sfondare una porta aperta. Questo genere di satira esiste da sempre e sempre probabilmente esisterà; e meno male che c’è uno come lui, a gloria dei potenti.
    Lunga vita al Celestini e all’arte del popolo!

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